Professione medica
Stipendi
11/04/2025

Stipendi dei medici in Italia, forti disparità territoriali. Ecco il confronto

La retribuzione media annua lorda per un medico assunto a tempo indeterminato nel Ssn è di poco superiore agli 87.000 euro. Ma la media nazionale maschera forti squilibri

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Gli stipendi dei medici italiani mostrano un quadro disomogeneo, segnato da profonde differenze tra territori e aziende sanitarie, e da un significativo svantaggio rispetto alle retribuzioni dei colleghi europei. Secondo uno studio del Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici, la retribuzione media annua lorda per un medico assunto a tempo indeterminato nel Servizio sanitario nazionale è di poco superiore agli 87.000 euro. Ma la media nazionale maschera forti squilibri.

Nel Nord Italia gli stipendi medi superano i 90.000 euro, al Centro si attestano intorno agli 83.000, mentre al Sud e nelle Isole arrivano a 86.600 euro. Differenze ancora più marcate emergono nell’analisi delle singole aziende sanitarie. Si passa da un minimo di 43.000 euro lordi percepiti all’ULSS n. 6 Euganea, in Veneto, a quasi 150.000 euro nella Provincia autonoma di Bolzano. Un divario di oltre 100.000 euro tra le due estremità della classifica.

Le aziende sanitarie di Bolzano e Trento guidano la graduatoria nazionale per remunerazione, con stipendi medi rispettivamente di 149.279 e 115.579 euro annui. Il dato si spiega in parte con il costo della vita elevato nei territori autonomi, che porta le aziende a offrire compensi più alti per attirare medici nei concorsi pubblici. Oltre la soglia dei 100.000 euro annui figurano anche l’Azienda sanitaria locale di Potenza e due Asl piemontesi (Alessandria e CN1). La top ten delle realtà più generose è completata da aziende sanitarie ubicate esclusivamente al Nord, tra cui l’USL della Valle d’Aosta e quella di Ferrara.

All’opposto, tra le aziende con le retribuzioni più basse figurano la ASL Roma 6, con quasi 65.000 euro annui, e sette aziende sanitarie meridionali, seppure tutte con stipendi superiori a 76.000 euro. Fa eccezione il caso dell’Azienda sanitaria di Imola: tra le dieci con i livelli salariali più bassi, ma anche tra le prime dieci per performance complessiva.

A livello regionale, spiccano le retribuzioni del personale medico in Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Basilicata, tutte superiori a 95.000 euro annui. Ultima in classifica la Sardegna, con stipendi tra 76.500 e 81.400 euro e un quadro retributivo omogeneo tra le sue otto aziende sanitarie. Il Lazio presenta forti squilibri interni: da una delle retribuzioni più basse d’Italia a Roma 6, a importi che in alcune aziende superano i 89.000 euro.

Il confronto internazionale evidenzia ulteriori criticità. Secondo uno studio Fnomceo-Censis, un medico dipendente del SSN percepisce in media 110.000 euro lordi annui, con una tassazione del 43%. Una cifra significativamente più bassa rispetto a quella dei colleghi in Olanda (+76%), Germania (+72,3%), Irlanda (+54,8%) e Danimarca (+38,4%). Solo Francia e Repubblica Ceca registrano retribuzioni medie inferiori o comparabili a quelle italiane.

A influire sugli stipendi è anche l’attività libero-professionale “intra moenia”, consentita negli ospedali pubblici. Per i medici con ruoli apicali, come i primari, questa componente può raddoppiare il reddito base, accentuando ulteriormente le differenze interne alla categoria.

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