Il Sindacato Medici Italiani (Smi) ha annunciato una manifestazione nazionale a Roma il 28 maggio, dalle 10 alle 13 davanti al Ministero della Salute, contro la bozza di decreto sulla riforma della medicina generale. Nel comunicato il sindacato sostiene che il testo presenti “criticità regolatorie e costituzionali” e contesta l’utilizzo della decretazione d’urgenza su materie che, secondo Smi, rientrano nella contrattazione collettiva nazionale.
“Le riforme si fanno con i medici e non nonostante i medici”, afferma il sindacato nel documento diffuso.
Secondo Smi, “l’urgenza deve limitarsi esclusivamente all’attivazione delle Case della Comunità per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR Missione 6”. Il sindacato si dichiara favorevole alla “dipendenza volontaria per i medici già operanti nella medicina generale”, precisando però che “l’accesso deve avvenire su base volontaria”.
Tra i principali punti della piattaforma rivendicativa figura il “no al debito orario coatto dei medici di medicina generale”. Nel comunicato Smi richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale sul principio della riserva di contrattazione, sostenendo che lo Stato possa fissare “gli obiettivi strategici di salute”, ma non “scavalcare i sindacati e le parti negoziali per definire o modificare d’autorità le modalità della prestazione lavorativa, il debito orario o la struttura della remunerazione”.
Il sindacato esprime inoltre contrarietà alla “retribuzione per obiettivi” e chiede di mantenere “la piena validità di tutto il blocco contrattuale nazionale e regionale sino al subentro di nuovi accordi”.
Nel testo viene contestato anche il ricorso a “equivalenze unilaterali”, con affidamento delle cure primarie a specializzazioni ospedaliere “di branca (geriatria, neurologia, cardiologia etc.)”. Secondo SMI questa impostazione sarebbe “in palese violazione del Capo IV della Direttiva Comunitaria 2005/36/CE”.
Tra le proposte avanzate figurano:
• istituzione della scuola di specializzazione in Medicina generale;
• rilancio della medicina dei servizi per l’attivazione delle Case di Comunità;
• possibilità di contratti di dipendenza per specialisti in Medicina generale e cure primarie;
• completamento orario “su base volontaria”;
• difesa e rivalutazione della quota capitaria.