La Commissione Affari sociali della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie che introduce una procedura per la richiesta di reiscrizione all'Albo dei sanitari radiati per fatti non dolosi commessi nel periodo di vigenza dell'articolo 3-bis del decreto-legge n. 44 del 2021, quando tali fatti siano indicati dalla norma come diretta conseguenza della limitatezza delle conoscenze scientifiche sul SARS-CoV-2 e sulle terapie appropriate, della scarsità di risorse umane e materiali disponibili e del minore grado di esperienza del personale non specializzato impiegato durante l'emergenza pandemica.
L'articolo aggiuntivo, a prima firma della deputata Alice Buonguerrieri (Fratelli d'Italia), prevede che la richiesta di reiscrizione sia presentata alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS) entro 60 giorni dall'entrata in vigore della disposizione. Nei casi in cui la radiazione sia derivata da una condanna penale, la domanda potrà essere presentata solo dopo l'intervenuta riabilitazione. La norma stabilisce inoltre che, nei casi di reiscrizione, è escluso il diritto a qualsiasi forma di risarcimento o indennizzo per il periodo in cui la radiazione ha avuto effetto.
Durante l'esame in Commissione le opposizioni hanno contestato la disposizione, definendola una "sanatoria" e criticando il riferimento alla limitatezza delle conoscenze scientifiche durante la pandemia. Il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra hanno inoltre espresso dubbi sulla coerenza della misura con la disciplina vigente in materia di radiazione e reiscrizione agli Ordini professionali.
Anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) ha espresso contrarietà al provvedimento. Il presidente Filippo Anelli ha definito la norma una delegittimazione del ruolo disciplinare degli Ordini professionali e un affronto ai professionisti sanitari che hanno operato durante la pandemia.