L'orforglipron ha appena superato la fase 3 della sperimentazione clinica dimostrando una maggiore riduzione dell’HbA1c e del peso corporeo rispetto alla semaglutide orale in pazienti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato. È quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato su The Lancet.
L'avvento della semaglutide iniettabile ha modificato significativamente l’approccio terapeutico alla gestione del diabete tipo 2 associato a sovrappeso o obesità, grazie alla sua capacità di migliorare il controllo glicemico e favorire una riduzione ponderale clinicamente rilevante. La formulazione iniettabile non presenta le restrizioni relative all’assunzione concomitante di alimenti e liquidi tipiche della formulazione orale, persistono invece problemi logistici e sulle difficoltà di auto somministrazione tipici dei farmaci iniettabili. La versione orale, riduce questi problemi, ma va assunta obbligatoriamente a stomaco vuoto assumendo al massimo 120mL di acqua e dovendo aspettare almeno 30 minuto prima di assumere altri liquidi o cibo, rappresentando un potenziale limite pratico per l’aderenza terapeutica. Inoltre, presenta anche una scarsa biodisponibilità rispetto alla semaglutide iniettabile. Ciò significa che solo circa l’1% della dose orale raggiunge la circolazione sistemica in forma farmacologicamente attiva.
L'orforglipron è un nuovo agonista orale non peptidico del recettore GLP-1 appartenente alla classe delle piccole molecole, progettato per la somministrazione orale giornaliera senza restrizioni alimentari. I dati indicano che questa molecola, sviluppata da Eli Lilly, rappresenta una delle opzioni terapeutiche più promettenti nel panorama degli agonisti del recettore GLP-1 orali e potrebbe collocarsi come un potenziale concorrente delle formulazioni a base di semaglutide.
Lo studio di fase 3, della durata di 52 settimane, ha coinvolto 1.698 adulti con diabete di tipo 2 in cinque Paesi (Argentina, Cina, Giappone, Messico e Stati Uniti). L'obiettivo era confrontare l’orforglipron con la formulazione orale di semaglutide già disponibile in commercio, anch'esso assunto in compresse al giorno.
I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a orforglipron (12 mg o 36 mg) o semaglutide (7 mg o 14 mg); tutti i gruppi hanno avuto un periodo di pretrattamento fino a 4 settimane e un periodo di trattamento di 52 settimane, con i farmaci somministrati per via orale una volta al giorno. Il parametro principale misurato dai ricercatori era la riduzione dell'HbA1c. Partendo da un valore basale medio di HbA1c pari all'8,3%, orforglipron ha ridotto i livelli del 1,71% e del 1,91% rispettivamente per il trattamento a 12mg e 36mg contro l’1,23% e l’1,47% con semaglutide 7 mg e 14 mg.
Oltre a raggiungere il proprio endpoint principale, evidenziando una riduzione dell’HbA1c almeno comparabile alla semaglutide orale, la molecola ha mostrato una maggior riduzione ponderale. I partecipanti che hanno assunto orforglipron hanno inoltre perso più peso: in media da 6,1 kg a 8,2 kg, rispetto ai 5,3 kg persi da coloro che hanno assunto semaglutide.
Tuttavia, orforglipron ha riportato tassi di effetti avversi superiori con il 58-59% dei pazienti trattati che ha riportato nausea, vomito, diarrea o stitichezza contro il 37-45% dei pazienti trattati con semaglutide con un conseguente aumento della quota di persone che ha interrotto il trattamento con la nuova molecola. Una possibile spiegazione potrebbe essere correlata ai livelli plasmatici più elevati raggiunti dall’orforglipron rispetto alla semaglutide orale.
"Insieme alla semplicità di una pillola da assumere una volta al giorno che non richiede restrizioni di cibo o acqua, riteniamo che orforglipron possa essere un'importante nuova opzione terapeutica per le persone con diabete di tipo 2" ha affermato Thomas Seck, Senior Vice President of Product Development di Lilly Cardiometabolic Health.
Matteo Vian