Professione medica
Lavoro
10/07/2026

Capitale umano Ssn, GIMBE: oltre 90 mila medici fuori dal servizio pubblico

Durante una lectio magistralis, Nino Cartabellotta ha illustrato i dati GIMBE sul capitale umano del Ssn: oltre 90 mila medici non lavorano nel servizio pubblico

medico cartella

Oltre 90 mila medici non lavorano nel Servizio sanitario nazionale come dipendenti o convenzionati né come medici in formazione specialistica, mentre al 1° gennaio 2025 risultano mancanti più di 5.700 medici di medicina generale. Sono alcuni dei dati illustrati da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, nella lectio magistralis tenuta oggi nell'Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, nell'ambito dell'evento #GIMBE30 "Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: la Sfida del Capitale Umano".

«La domanda cruciale non è più solo quante risorse pubbliche investire nella sanità, ma chi curerà l'Italia domani», ha affermato Cartabellotta, secondo il quale il nodo più critico per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è rappresentato oggi dal capitale umano. «Un Ssn senza professionisti – ha dichiarato – non è semplicemente un sistema in difficoltà, ma un diritto costituzionale che perde progressivamente la capacità di tradursi in cure per le persone».

Secondo la Fondazione GIMBE, tra il 2012 e il 2024 la quota della spesa sanitaria pubblica destinata al personale dipendente e convenzionato è scesa dal 39,7% al 36,6%. Mantenendo costante la quota registrata nel 2012, il personale sanitario avrebbe ricevuto complessivamente oltre 33 miliardi di euro in più nell'arco dei dodici anni, di cui 12,47 miliardi nel solo triennio 2022-2024. Cartabellotta ha definito questa riduzione «un saccheggio di risorse pubbliche» che «ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del Ssn».

Il presidente della Fondazione ha ricondotto la situazione attuale al sottofinanziamento del decennio 2010-2019, alla programmazione insufficiente, ai vincoli sulle assunzioni, ai tetti di spesa per il personale e ai ritardi nei rinnovi contrattuali, fattori ai quali si sono aggiunti, dal 2020, gli effetti della pandemia, con burnout, dimissioni volontarie, pensionamenti anticipati e crescente ricorso al settore privato e all'estero. In questo contesto, il ricorso ai cosiddetti "gettonisti" ha assorbito oltre un miliardo di euro nel biennio 2024-2025.

Per quanto riguarda i medici, Cartabellotta ha evidenziato che le carenze sono concentrate nella medicina generale e in diverse specialità considerate poco attrattive, tra cui emergenza-urgenza, discipline di laboratorio, radioterapia, medicina nucleare, cure palliative e medicina di comunità. «I giovani medici votano con le loro scelte e ci stanno dicendo che alcune specialità chiave per il funzionamento del Ssn sono poco attrattive, troppo esposte, troppo gravose, poco valorizzate», ha affermato.

La Fondazione richiama inoltre l'attenzione sulla professione infermieristica. Nell'anno accademico 2025-2026 il rapporto tra domande di accesso e posti disponibili nei corsi di laurea in Infermieristica è sceso a 0,9, rispetto a 1,6 del 2020-2021. «Quando una professione essenziale per il Ssn non riesce più ad attrarre i giovani – ha commentato Cartabellotta – il problema non è dell'Università, ma del Paese».

Tra le proposte avanzate dalla Fondazione GIMBE figurano un piano straordinario per il personale sanitario, il superamento dei vincoli alle assunzioni, rinnovi contrattuali adeguati al costo della vita, migliori condizioni di lavoro, valorizzazione delle competenze, riduzione della burocrazia, maggiore sicurezza nei luoghi di cura e investimenti strutturali nella formazione.

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