Con la diffusione su larga scala dei farmaci a base di semaglutide, utilizzati negli Stati Uniti da circa 1 adulto su 8, stanno emergendo effetti psicologici non osservati nei trial clinici di fase 3, nei quali erano stati esclusi i pazienti con depressione maggiore o disturbi psichiatrici gravi.
Oltre agli effetti noti sul controllo glicemico e sulla perdita di peso, l’impiego nella pratica clinica reale ha evidenziato un impatto sui circuiti cerebrali del desiderio e della ricompensa. Tra gli effetti segnalati figurano la riduzione del cosiddetto food noise, l’appiattimento emotivo e il calo del desiderio, insieme a possibili benefici sul fronte delle dipendenze, in particolare una riduzione dei ricoveri per alcolismo.
La semaglutide, principio attivo di farmaci come Ozempic e Wegovy, agisce mimando il GLP-1, ormone coinvolto nel controllo della glicemia e della sazietà. Studi recenti indicano che i recettori GLP-1 sono presenti anche in aree cerebrali coinvolte nei processi di anticipazione della ricompensa e nella motivazione, elementi centrali nella neurobiologia delle dipendenze.
Uno degli effetti più frequentemente riferiti è la riduzione del food noise, inteso come pensiero ricorrente e intrusivo legato al cibo. Il fenomeno può essere interpretato alla luce della distinzione tra wanting, il desiderio anticipatorio verso una ricompensa, e liking, il piacere derivante dalla sua fruizione. I dati disponibili indicano che la semaglutide agisce prevalentemente sui circuiti del wanting: i pazienti riferiscono una riduzione del richiamo del cibo in sua assenza, a fronte di un piacere conservato durante il consumo.
Lo stesso meccanismo potrebbe estendersi ad altri ambiti motivazionali. Alcuni pazienti riportano una riduzione dell’entusiasmo, del coinvolgimento emotivo e dell’interesse per attività abituali. Una revisione pubblicata su Nature Mental Health nel 2025 segnala che, accanto alla riduzione delle compulsioni, in alcuni casi può emergere anedonia, con una variabilità individuale della risposta che resta oggetto di studio.
Sul versante delle dipendenze, dati osservazionali suggeriscono possibili effetti clinicamente rilevanti. Uno studio su 83.825 pazienti pubblicato su Nature Communications ha evidenziato una riduzione del rischio di sviluppare o ricadere in disturbi da uso di alcol rispetto ad altri farmaci anti-obesità. In uno studio svedese su 227.866 pazienti è stata osservata una riduzione del 36% dei ricoveri per alcolismo. Risultati preliminari indicano effetti anche nelle dipendenze da oppioidi, mentre per le dipendenze comportamentali le evidenze restano limitate.
Nel complesso, l’esperienza nella pratica clinica suggerisce che l’azione della semaglutide si estende oltre i meccanismi metabolici, coinvolgendo i circuiti neurobiologici della motivazione e della ricompensa. Le implicazioni cliniche di questi effetti sono attualmente oggetto di approfondimento.