L’anafilassi è un’emergenza medica tempo-dipendente e il ritardo nella somministrazione dell’adrenalina può aumentare significativamente il rischio di esiti fatali. A ribadirlo sono le più recenti linee guida internazionali della World Allergy Organization e della European Academy of Allergy and Clinical Immunology, che indicano l’adrenalina intramuscolare come trattamento di prima linea nelle reazioni allergiche gravi. Il tema torna al centro dell’attenzione dopo il recente caso di cronaca del ragazzo deceduto dopo aver mangiato un gelato. La Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica richiama però alla necessità di affrontare questi episodi soprattutto sul piano della prevenzione, della formazione e della corretta informazione scientifica.
“L’anafilassi richiede il riconoscimento immediato dei sintomi e un intervento rapido e appropriato”, sottolinea Gian Luigi Marseglia, presidente Siaip e professore ordinario di Pediatria all’Università di Pavia. Secondo la società scientifica, è fondamentale che non solo medici e pediatri, ma anche personale scolastico, ristoratori, educatori, allenatori e caregiver siano formati a riconoscere e gestire una reazione allergica grave. Le linee guida internazionali evidenziano come i sintomi possano comparire rapidamente, anche entro pochi minuti dall’assunzione dell’alimento scatenante. Le manifestazioni più severe includono difficoltà respiratoria, edema della glottide, broncospasmo, calo pressorio e perdita di coscienza. I sintomi cutanei o gastrointestinali, spiegano gli specialisti, possono anche essere assenti, rendendo ancora più importante il riconoscimento precoce del quadro clinico. “Il fattore tempo è determinante”, spiega Pasquale Comberiati, responsabile della Commissione Anafilassi Siaip. “La somministrazione tempestiva di adrenalina intramuscolo rappresenta lo strumento più efficace per salvare la vita del paziente”.
Secondo il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, le allergie alimentari rappresentano la principale causa di anafilassi in età pediatrica e adolescenziale. In Italia, sottolinea Siaip, nelle ultime due decadi sono aumentati sia i casi di allergia alimentare sia gli accessi in Pronto soccorso per anafilassi nei bambini. La società scientifica richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di una comunicazione pubblica corretta. “Parlare di ‘allergia al lattosio’ è scientificamente sbagliato”, osserva Mario Picozza, presidente di Federasma e Allergie ODV. “Il lattosio provoca intolleranza, non anafilassi. Sono invece le allergie alle proteine del latte a poter causare reazioni gravi”. Per gli esperti, un linguaggio corretto rappresenta parte integrante della prevenzione e della tutela della salute pubblica.