Professione medica
Medici di famiglia
20/05/2026

Medici di famiglia, Smi Emilia-Romagna: no a estensione oraria scaricata sugli ambulatori

Il sindacato contesta la proposta delle Ausl emiliano-romagnole di estendere l’attività ambulatoriale fino alle 20. “Compensi insufficienti e maggiori rischi professionali”.

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Lo Smi Emilia-Romagna contesta la proposta avanzata dalle Ausl regionali di estendere l’orario degli ambulatori dei medici di assistenza primaria fino alla copertura delle 12 ore del diurno feriale, dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì. Secondo il sindacato, la misura rischia di trasferire sui medici di famiglia responsabilità organizzative e costi che dovrebbero invece essere sostenuti dal sistema sanitario regionale.

“In Emilia-Romagna denunciamo una proposta economicamente penalizzante e professionalmente rischiosa per i medici di assistenza primaria”, afferma Michele Tamburini, segretario regionale Emilia-Romagna dello Smi.

Secondo il sindacato, l’estensione oraria consentirebbe l’inserimento negli ambulatori di pazienti di altri medici, con accesso libero e non programmabile. “Tutto questo verrebbe remunerato con appena 3 euro lordi all’anno per paziente scelto”, sostiene Tamburini, definendo la cifra “offensiva e del tutto inadeguata rispetto al carico professionale, organizzativo, clinico e medico-legale”.

Nel comunicato lo Smi evidenzia che la proposta comporterebbe “una profonda alterazione dell’attività ambulatoriale ordinaria”, con sale d’attesa “non più programmabili”, pazienti senza appuntamento e persone “di cui il medico non conosce la storia clinica”.

Il sindacato contesta inoltre il possibile impatto sugli ambulatori delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), che secondo lo Smi dovrebbero prevedere “la co-presenza dell’infermiere Ausl, una strumentazione adeguata fornita dall’Azienda, il collegamento alla rete informatica aziendale” e spazi dedicati diversi dall’ambulatorio personale del singolo medico.

Nel comunicato vengono riportati anche i calcoli economici elaborati dal sindacato. Per un medico con 1.500 pazienti, la proposta delle Ausl garantirebbe 4.500 euro lordi annui. Applicando invece il compenso previsto dall’Accordo integrativo regionale, pari a 38 euro lordi l’ora, lo stesso impegno orario produrrebbe 11.856 euro lordi annui. Con una remunerazione di 60 euro lordi l’ora si arriverebbe a 18.720 euro lordi annui.

“Già rispetto al minimo contrattuale, la proposta Ausl comporterebbe quindi una perdita di 7.356 euro lordi annui per medico”, sostiene Tamburini.

Lo Smi chiede infine alla Regione Emilia-Romagna e alle Ausl “di ritirare questa impostazione e di aprire un confronto serio, trasparente e rispettoso del lavoro dei medici di assistenza primaria”.


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