Specializzazione universitaria in medicina generale e possibile superamento del ruolo unico di assistenza primaria emergono come i primi punti di convergenza nel confronto sulla riforma della medicina territoriale. È quanto emerso dall’incontro che si è svolto il 14 maggio al ministero della Salute tra Governo, Regioni e sindacati della medicina generale.
Al tavolo hanno partecipato il ministro della Salute Orazio Schillaci, il sottosegretario Marcello Gemmato, il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e i rappresentanti di Fimmg, Snami, Smi e Fmt.
Secondo quanto riferito da fonti sindacali e regionali, il confronto proseguirà nei prossimi giorni sulla bozza di decreto predisposta dalle Regioni a partire dalla proposta presentata dal ministero a fine aprile. L’obiettivo indicato dal Governo resta quello di rendere operative le Case di comunità previste dal Pnrr e avviare la specializzazione universitaria per la medicina generale.
“Abbiamo avuto un confronto positivo e franco”, ha dichiarato Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, parlando di “alcuni punti che ancora dobbiamo chiarire e dettagliare”. Bertolaso ha aggiunto che “la linea che abbiamo intrapreso, cioè quella di un nuovo rapporto di lavoro con il coinvolgimento dei medici di medicina generale nelle Case di comunità, sia la linea giusta”. Secondo l’assessore lombardo, la bozza del decreto potrebbe essere approvata “lunedì o martedì” dopo ulteriori limature.
Sul fronte sindacale, lo Snami ha evidenziato come “l’unico vero punto di convergenza tra le sigle sindacali sia rappresentato dalla specializzazione in medicina generale”. “Registriamo positivamente il fatto che sulla specializzazione vi sia oggi una posizione sostanzialmente condivisa”, ha dichiarato Simona Autunnali, tesoriere nazionale Snami. Il sindacato ha inoltre parlato di aperture da parte del ministero e delle Regioni sul superamento del ruolo unico di assistenza primaria.
Anche lo Smi ha riferito che durante il confronto sarebbero state recepite due proposte del sindacato: “l’istituzione di una specializzazione in medicina generale” e “l’abolizione del ruolo unico”. Restano però aperte, secondo il sindacato, le criticità relative al “debito orario per i medici di medicina generale da svolgere nelle Case di comunità” e alla “retribuzione per obiettivi”, su cui lo Smi ha ribadito il proprio “secco no”.
Posizione prudente anche da parte della Federazione dei medici territoriali. Il segretario nazionale Francesco Esposito ha definito l’incontro “interlocutorio”, confermando il no della Fmt “al passaggio a dipendenza per i medici di famiglia”. Il sindacato ha inoltre annunciato la convocazione straordinaria dell’esecutivo nazionale “per dichiarare lo stato di agitazione e mettere in campo azioni di protesta”.
Più critica la posizione della Fimmg, che in una nota diffusa dopo l’incontro ha sostenuto che “non è ancora chiaro se l’urgenza reale sia raggiungere gli obiettivi del Pnrr legati alle Case di Comunità o creare un canale di dipendenza per i medici di medicina generale”. Il sindacato ha ribadito la disponibilità a lavorare “attraverso strumenti negoziali” per raggiungere gli obiettivi del Pnrr, ma ha definito “impossibile discutere soluzioni senza aver prima attuato concretamente il nuovo modello organizzativo”. La federazione ha inoltre annunciato la convocazione del Consiglio nazionale per il 16 maggio, durante il quale saranno definite le posizioni sulla riforma