Il cluster di hantavirus collegato alla nave MV Hondius ha riportato attenzione internazionale sulla ricerca contro gli hantavirus e sulle difficoltà nello sviluppo di vaccini e terapie specifiche. In un approfondimento pubblicato da Nature, il virologo Jay Hooper spiega che, dopo oltre 30 anni di lavoro, non esistono ancora vaccini o trattamenti approvati contro il virus Andes (ANDV), il ceppo associato ai casi registrati sulla nave.
Secondo Hooper, uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla rarità dei casi umani e dalla loro distribuzione geografica frammentata. “Poiché i casi umani di virus Andes sono rari e geograficamente dispersi, non esiste una regione evidente in cui condurre un classico studio di efficacia di fase III”, afferma il ricercatore a Nature. Questo rende necessario “ricorrere ad approcci più creativi” per soddisfare i requisiti richiesti per l’autorizzazione di un vaccino.
L’articolo sottolinea che lo sviluppo di contromisure contro gli hantavirus è rimasto lento anche per la limitata frequenza delle infezioni e per la difficoltà di organizzare studi clinici tradizionali su larga scala. Hooper descrive il lavoro svolto negli ultimi decenni come “spingere una roccia su per una collina per anni”.
La ricerca prosegue su più fronti, inclusi trattamenti basati su anticorpi e nuove piattaforme vaccinali, tra cui quelle a mRna, considerate potenzialmente utili per accelerare lo sviluppo e la distribuzione di vaccini in caso di necessità.
Nature richiama inoltre le incertezze ancora presenti sulle modalità di trasmissione degli hantavirus e sul comportamento del virus Andes, che continua a essere oggetto di monitoraggio scientifico dopo il cluster internazionale associato alla MV Hondius.