La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale ha dichiarato lo stato di agitazione della categoria dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale nei confronti del Governo e della Conferenza delle Regioni e Province autonome, in relazione al prospettato decreto-legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale.
Nel comunicato, FIMMG afferma che i dati del rapporto OCSE “State of Health in the EU – Profilo della Sanità 2025”, presentato al CNEL, “ribaltano la narrazione del decreto Schillaci” e sostiene che “l’assistenza primaria italiana ottiene risultati eccellenti per i cittadini”.
Secondo il sindacato, “un solido sistema di assistenza primaria consente all’Italia di mantenere tassi di ricovero ospedaliero eccezionalmente bassi per le malattie croniche”, richiamando quanto riportato nel rapporto Ocse.
Fimmg evidenzia inoltre che la densità dei medici di medicina generale sarebbe diminuita del 13% nell’ultimo decennio e definisce questa situazione “la vera emergenza ignorata dal Governo”.
“Non esiste un’emergenza di salute pubblica che giustifichi questo decreto”, si legge nel comunicato. “Esiste una crisi di attrattività che si è creata e non si vuole risolvere”.
La federazione attribuisce la crisi della medicina generale a diversi fattori, tra cui “rinnovi contrattuali tardivi”, “assenza dell’atto di indirizzo per l’ACN 2025-2027”, “annuncio continuo di riforme strutturali senza confronto formale con la categoria” e mancanza di investimenti in “remunerazione, formazione, digitalizzazione e supporto di studio”.
Nel testo Fimmg critica anche la proposta di trasformare i medici di famiglia in dipendenti di strutture pubbliche. “La proposta di trasformare i MMG in dipendenti di strutture pubbliche non è una soluzione alla carenza: è la garanzia di aggravarla”, afferma il sindacato.
Secondo la federazione, il modello attuale rappresenta “l’unico presidio sanitario reale per milioni di cittadini che vivono nelle aree interne del Paese, nei piccoli comuni appenninici e insulari, nelle periferie dimenticate delle grandi città”.
Fimmg denuncia inoltre “l’assenza totale di un confronto preventivo e adeguato con la rappresentanza della categoria”, il “clima di incertezza istituzionale e professionale” e la “sovrapposizione della proposta di riforma agli strumenti contrattuali e programmatori già esistenti”.
Il sindacato annuncia che, trascorsi i termini previsti per le procedure di raffreddamento e conciliazione, “si riserva di mettere in atto ogni legittima forma di protesta, fino alla proclamazione di scioperi”.