La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) valuta il ricorso alla Corte costituzionale contro la riforma della medicina generale annunciata dal Governo. Lo ha dichiarato il segretario nazionale Silvestro Scotti intervenendo al convegno “La cooperazione nell'organizzazione della medicina territoriale del Servizio sanitario nazionale”, organizzato a Roma.
“Se sarà il caso, andremo alla Corte Costituzionale”, ha affermato Scotti, contestando l’ipotesi di un intervento normativo sui rapporti contrattuali dei medici di famiglia. “È normale intervenire su un contratto ope legis in questo Paese? Se diventa normale, vuol dire che siamo alla deregulation di norme costituzionali”.
Secondo il segretario Fimmg, la riforma proposta presenterebbe anche criticità rispetto alle autonomie regionali. “Noi rischieremo di avere modelli contrattuali sulla stessa funzione diversi da Regione a Regione”, ha dichiarato.
A margine dell’incontro, Scotti ha inoltre annunciato la convocazione urgente della segreteria nazionale della Fimmg per valutare possibili iniziative di protesta. “C’è un serio problema di metodo”, ha spiegato, sottolineando di non aver ricevuto convocazioni ufficiali sul progetto di riforma.
“Non ho visto alcun documento vero, quello in circolazione è uno schema. Non si può parlare di decreto: non si capisce come verrebbe applicato, su quali leggi”, ha aggiunto.
Il leader sindacale ha ricordato che la Fimmg aveva inizialmente mostrato disponibilità al confronto sulla riforma territoriale, auspicando un dialogo con il Governo e le Regioni. “Pensavo di dover essere convocato. A oggi nessuno mi ha chiamato. Non mi pare ci sia volontà di confronto”, ha affermato.
Scotti ha inoltre criticato il percorso seguito dopo l’intesa Stato-Regioni del 15 gennaio sulle Case di comunità e sull’organizzazione territoriale. “Qualcuno mi venga a spiegare che senso ha che la Conferenza Stato-Regioni ratifichi un atto di intesa il 15 gennaio e dopo due mesi si parli di una riforma senza nemmeno aver visto come si doveva applicare quel contratto”, ha dichiarato.
Secondo Fimmg, il rischio è che “il problema di poche Regioni stia prevalendo sull’interesse nazionale del mantenimento del Servizio sanitario nazionale”.