L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una serie di FAQ dedicate all’hantavirus dopo il focolaio registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius, sul quale nei giorni scorsi sono intervenuti anche Oms, Ecdc e Cdc statunitensi. L’obiettivo è chiarire il livello di rischio reale, le modalità di trasmissione e le caratteristiche cliniche dell’infezione.
Secondo l’Iss, il rischio per la popolazione generale europea resta “molto basso”, in linea con quanto indicato dall’European Centre for Disease Prevention and Control. Ad oggi non risultano casi umani di infezione da hantavirus segnalati sul territorio italiano.
L’Istituto ricorda che gli hantavirus sono virus zoonotici trasmessi principalmente dai roditori attraverso contatto con urina, saliva o feci contaminate oppure tramite superfici contaminate. L’esposizione avviene soprattutto durante attività in ambienti infestati da roditori, come edifici rurali, magazzini, fattorie o aree boschive.
Nel documento viene inoltre ribadito che la trasmissione interumana è stata documentata solo per il virus Andes, identificato anche nei casi collegati alla nave Hondius. Si tratta dell’unico hantavirus noto per poter passare da persona a persona attraverso contatti stretti e prolungati. Tuttavia, sia Iss sia Ecdc sottolineano che il virus “non si trasmette facilmente” e che non sono attesi scenari epidemici diffusi.
Un ulteriore elemento evidenziato riguarda l’assenza in Europa del serbatoio naturale del virus Andes. Secondo l’Ecdc, questo rende improbabile l’introduzione stabile del virus nella popolazione di roditori europea e limita il rischio di trasmissione ambientale nel continente.
Sul piano clinico, l’Iss ricorda che la sindrome cardiopolmonare da hantavirus può manifestarsi inizialmente con febbre, cefalea, mialgie, brividi e sintomi gastrointestinali, seguiti da improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione. I sintomi possono comparire da una a otto settimane dopo l’esposizione.
Attualmente non esistono antivirali specifici né vaccini autorizzati contro l’infezione. La gestione resta di supporto e si basa sul monitoraggio clinico e sul trattamento delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso precoce alla terapia intensiva, quando necessario, può migliorare gli esiti clinici.
Le FAQ dell’Iss richiamano infine le principali misure preventive: controllo delle infestazioni da roditori, corretta conservazione di alimenti e rifiuti, pulizia sicura degli ambienti contaminati ed evitamento di procedure che possano aerosolizzare materiali infetti. Nel caso del virus Andes, vengono raccomandate anche le comuni misure di prevenzione delle infezioni respiratorie, tra cui igiene delle mani ed etichetta respiratoria.