Un possibile focolaio di infezione da hantavirus su una nave da crociera nell’Atlantico, con tre decessi tra i passeggeri, è stato segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ad oggi è stato confermato un caso, mentre altri cinque risultano sospetti; un paziente è ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica.
A bordo della nave restano circa 150 persone, mentre sono in corso operazioni per l’evacuazione di passeggeri con sintomi. Le autorità di Capo Verde non hanno autorizzato l’attracco dell’imbarcazione a scopo precauzionale.
Il cluster è stato rilevato a bordo della nave MV Hondius, in navigazione tra Sud America e Africa occidentale. L’Oms ha attivato il supporto al coordinamento tra i Paesi coinvolti e sono in corso indagini epidemiologiche e attività di sequenziamento virale.
Gli hantavirus sono virus zoonotici trasmessi all’uomo principalmente attraverso l’inalazione o il contatto con urine, feci e saliva di roditori infetti. La trasmissione interumana è considerata rara e limitata ad alcune varianti, mentre la diffusione avviene prevalentemente per esposizione ambientale.
Dal punto di vista clinico, l’infezione può manifestarsi con due quadri principali: la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più frequente in Europa e Asia, e la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), tipica delle Americhe e associata a forme più gravi. Le manifestazioni iniziali sono aspecifiche e comprendono febbre, astenia e mialgie, rendendo difficile la diagnosi precoce.
Nelle forme polmonari, il quadro può evolvere rapidamente verso insufficienza respiratoria acuta. La letalità varia in base alla forma clinica, con valori stimati tra l’1% e il 15% per le sindromi renali e fino a circa il 40% per quelle cardiopolmonari.
Non sono disponibili antivirali specifici di comprovata efficacia. La gestione è di supporto e comprende monitoraggio intensivo, ossigenoterapia, supporto ventilatorio e stabilizzazione emodinamica nei casi più gravi.
Tra le ipotesi considerate vi sono una possibile esposizione a roditori a bordo oppure un contagio avvenuto durante le tappe precedenti del viaggio, anche in considerazione del periodo di incubazione del virus.
L’evento resta in fase di valutazione e richiede conferme diagnostiche per i casi sospetti. Secondo l’OMS, sono in corso ulteriori accertamenti per chiarire origine e modalità di esposizione.