Si apre ufficialmente la trattativa per il rinnovo del contratto 2025-2027 dei medici e dei dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale. Il tavolo, avviato presso Aran, riguarda circa 138mila professionisti tra medici, veterinari e dirigenti delle professioni sanitarie e segna, secondo l’Agenzia, un passaggio inedito: per la prima volta i rinnovi di comparto e dirigenza procedono in parallelo. Il presidente Antonio Naddeo parla di ritorno a una “dinamica contrattuale più regolare”, con l’avvio del negoziato a breve distanza dal precedente rinnovo firmato il 27 febbraio. Un segnale, sottolinea, di maggiore continuità nella contrattazione pubblica e di attenzione a un settore sotto pressione.
Dal fronte sindacale arriva un cauto via libera, accompagnato però da una lunga lista di priorità e criticità. Per la Fp Cgil, l’apertura del tavolo rappresenta “l’inizio di una vera stagione contrattuale”, dopo il contratto ponte 2022-2024 non sottoscritto. Il segretario Andrea Filippi indica come centrali gli interventi su orario di lavoro, carriere, incarichi, congedi ed equità di genere, con l’obiettivo di rendere più attrattivo il Ssn e contrastare la fuga verso privato ed estero. Ma il sindacato pone una condizione: sanare la “sperequazione” sull’indennità di specificità, oggi molto più bassa per i dirigenti sanitari rispetto a medici e veterinari, chiedendo al Governo di colmare un gap stimato in circa 35 milioni.
Posizione articolata anche per CIMO-FESMED, che invita a “non fare passi indietro” rispetto alle conquiste degli ultimi contratti. Il presidente Guido Quici esprime perplessità sull’atto di indirizzo delle Regioni, temendo che le difficoltà di personale possano tradursi in un peggioramento delle condizioni di lavoro. Tra le richieste: revisione della libera professione, incarichi garantiti a tutti, tutoraggio retribuito e maggiore chiarezza normativa per evitare applicazioni difformi sul territorio. Sul piano economico, il nodo resta quello delle risorse, giudicate insufficienti per valorizzare davvero i professionisti.
Anche la Cisl Medici mette al centro attrattività e sostenibilità del sistema. La segretaria generale Luciana Cois insiste su pari opportunità, conciliazione vita-lavoro e tutela delle carriere femminili, ma avverte: senza interventi concreti su retribuzioni e carichi di lavoro sarà difficile fermare l’emorragia di professionisti dal pubblico. Tra i punti critici segnalati anche il rischio di disomogeneità territoriale legato alla contrattazione integrativa e la contrarietà all’uso strutturale dei dirigenti su più sedi.