Per la prima volta il bilancio consuntivo 2025 dell’ENPAM registra un saldo previdenziale negativo. L’ente dei medici e odontoiatri chiude comunque l’esercizio con un utile di 700 milioni e un patrimonio a valori di mercato pari a 31,3 miliardi di euro, ma il dato previdenziale accende il dibattito sulla sostenibilità futura del sistema. L’allarme arriva dal presidente Alberto Oliveti, che lega il disavanzo – circa 183 milioni di euro – alla crescita della spesa pensionistica, aumentata di oltre 323 milioni rispetto al 2024.
“La crescita delle prestazioni riflette le dinamiche demografiche attese, ma il sistema entra nella fase più intensa della cosiddetta gobba pensionistica”, evidenzia il vertice dell’ente. Secondo Oliveti, il nodo è strutturale: l’ENPAM è basato su un sistema a ripartizione che dipende dai contributi dei professionisti in attività. “Portare una parte dei medici alla dipendenza significherebbe alterare in modo definitivo l’equilibrio tra contributi e prestazioni”, avverte, sottolineando il rischio di instabilità in caso di riduzione della platea dei contribuenti autonomi. Il presidente richiama anche il principio del “patto intergenerazionale”, alla base della previdenza dei medici: le pensioni attuali sono finanziate dai contributi dei lavoratori attivi, in un sistema sensibile a demografia e numero degli iscritti. Il patrimonio, pur rilevante, non sarebbe sufficiente da solo a garantire la tenuta del modello nel lungo periodo.
Oliveti ribadisce infine la posizione dell’ente: “Affermare di voler mantenere la contribuzione all'Enpam non è una soluzione. Se la configurazione giuridica del rapporto di lavoro cambia per forza di legge, anche la contribuzione verrà attratta al polo pubblico. Per questo l'Enpam si batte per il rinnovo puntuale degli accordi convenzionali e si oppone a che i suoi contribuenti siano attratti al polo pubblico della dipendenza e dell'Inps”.