Il Sindacato medici italiani (Smi) ha annunciato di aver presentato un reclamo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali di Strasburgo per contestare le regole che disciplinano il diritto di sciopero dei medici di medicina generale in Italia.
“Abbiamo avviato un reclamo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali di Strasburgo per segnalare la grave limitazione del diritto di sciopero a cui sono sottoposti i medici in Italia”, afferma in una nota Pina Onotri, segretario generale dello Smi.
Secondo il sindacato, il tema assume particolare rilievo “in un momento in cui è in discussione una riforma della medicina generale che vede contraria la maggior parte della categoria”.
I rilievi sulle regole attuali
Nel comunicato lo Smi richiama i principali vincoli previsti dalla normativa vigente per i servizi pubblici essenziali e dagli accordi di settore: termini di preavviso, comunicazione preventiva di modalità e motivazioni dello sciopero, obbligo di garantire le prestazioni indifferibili ai pazienti e sistema sanzionatorio in caso di violazioni.
La lettera inviata all’organismo europeo richiama in particolare la legge n. 146 del 1990 e l’Accordo nazionale che regola il diritto di sciopero nell’area della medicina generale. Secondo il sindacato, questo impianto normativo sarebbe lesivo del diritto di sciopero e limiterebbe l’azione sindacale.
“Tutto questo è lesivo del diritto di sciopero dei medici e limita, allo stesso tempo, l’azione sindacale, depotenziando la protesta”, sostiene Onotri.
La richiesta al Comitato europeo
Nella lettera, lo SMI chiede al Comitato Europeo dei Diritti Sociali di verificare se la normativa italiana sia compatibile con la Carta Sociale Europea in materia di diritto di sciopero.
L’iniziativa si inserisce nel confronto aperto sul futuro della medicina generale e sull’assetto organizzativo dell’assistenza territoriale.