Attualità
Hiv
30/04/2026

Hiv, allo Spallanzani un progetto per recuperare chi ha interrotto le cure

L’INMI Spallanzani avvia nel Lazio un modello con terapie long acting e interventi sul territorio per riportare in cura le persone con HIV uscite dai percorsi assistenziali

aids hiv

Recuperare le persone con HIV che hanno interrotto le cure o sono uscite dai percorsi assistenziali, integrando terapie long acting e interventi sul territorio. È l’obiettivo del nuovo progetto annunciato dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, presentato durante il convegno “Prevention Lab – HIV & STI: change the course”.

Secondo il comunicato, nel Lazio circa 14 mila persone sono attualmente in trattamento per HIV, ma si stima che almeno 1.000-1.500 siano uscite dai percorsi di cura o abbiano sospeso la terapia. Una condizione che, oltre a incidere sulla salute individuale, può avere conseguenze sul controllo della trasmissione del virus.

In Italia, aggiunge la nota, le persone che vivono con HIV sarebbero circa 150 mila, con 2.379 nuove diagnosi nel 2024. Il Lazio viene indicato come la regione con la più alta incidenza, pari a 5,8 casi per 100 mila residenti, con 361 nuovi casi registrati nel 2024.

Il modello: re-engagement e presa in carico rapida

Il progetto punta a identificare attivamente i pazienti che hanno interrotto i trattamenti, ricontattarli e riattivare rapidamente percorsi terapeutici personalizzati, affiancati da supporto sociale.

Tra gli elementi previsti:

• interventi di outreach sul territorio;

• collaborazione con associazioni e comunità;

• coinvolgimento di case manager, operatori sociali e peer educator;

• percorsi di presa in carico più accessibili.

Secondo il comunicato, i soggetti più esposti all’interruzione delle cure comprendono persone migranti, senza dimora, con dipendenze o con disturbi psichiatrici.

Il ruolo delle terapie long acting

Lo Spallanzani indica nelle terapie long acting, somministrate per via iniettiva ogni due mesi, uno strumento utile per migliorare l’aderenza, superando l’assunzione quotidiana della terapia orale.

La nota richiama anche i risultati dello studio internazionale LATITUDE, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che avrebbe mostrato nei pazienti con gravi problemi di aderenza una riduzione del rischio di fallimento terapeutico con cabotegravir e rilpivirina iniettabili rispetto alla terapia orale standard.

Nel comunicato viene inoltre sottolineata l’importanza dell’avvio immediato della terapia antiretrovirale al momento della diagnosi (“same-day initiation”), con l’obiettivo di migliorare la ritenzione in cura nel tempo.

“Vogliamo recuperare le persone che si perdono lungo il percorso di cura, per fragilità sociali, economiche o personali”, afferma Andrea Antinori, direttore sanitario dell’INMI Spallanzani.

Il progetto si inserisce nel percorso verso i target UNAIDS 2030, combinando trattamento efficace, prevenzione della trasmissione, PrEP e maggiore continuità assistenziale.

Per l’istituto romano, il controllo dell’HIV passa oggi non solo dall’efficacia delle terapie, ma dalla capacità di mantenere i pazienti nei percorsi di prevenzione e cura.

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