Attualità
Hantavirus
07/05/2026

Hantavirus, salgono a 8 i casi sulla nave da crociera. Ecco cosa sappiamo finora

Dg Oms: "Possibili altri contagi, ma il rischio resta basso. Priorità curare malati, tenere al sicuro gli altri passeggeri della nave Hondius e prevenire ulteriore diffusione contagio"

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Otto casi segnalati, di cui tre mortali, possibili nuovi contagi sotto osservazione e un monitoraggio internazionale che coinvolge Oms, Ecdc, Commissione europea e anche il ministero della Salute italiano. È questo il quadro aggiornato del focolaio di hantavirus esploso a bordo della nave da crociera Mv Hondius, partita dall’Argentina e ora diretta verso le Canarie dopo settimane di navigazione e trasferimenti sanitari. L’ultimo aggiornamento arriva direttamente dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha confermato come finora siano stati segnalati otto casi, cinque confermati e tre sospetti, con tre decessi. L’Oms ha inoltre spiegato che potrebbero emergere altri casi nelle prossime settimane, considerando che il periodo di incubazione dell’hantavirus Andes può arrivare fino a sei settimane. Secondo Tedros, però, il rischio per la salute pubblica globale ed europea resta "basso". Anche perché, ha sottolineato, i precedenti episodi di trasmissione interumana documentati si sono verificati soltanto in condizioni di "contatto prolungato", circostanza che potrebbe aver favorito il contagio anche in questo focolaio.

Nel frattempo, continuano ad emergere segnalazioni di persone con sintomi che potrebbero essere entrate in contatto con i passeggeri della nave. Tra queste c’è anche una assistente di volo della Klm, ricoverata ad Amsterdam con sintomi lievi e sottoposta ad accertamenti dopo essere entrata in contatto con una delle passeggere decedute. La vicenda ruota attorno alla Mv Hondius, nave della compagnia olandese Oceanwide Expeditions. L’imbarcazione era partita da Ushuaia, in Argentina, il primo aprile con 114 passeggeri a bordo. Secondo le ricostruzioni epidemiologiche, il contagio potrebbe essere iniziato durante un’escursione di birdwatching nell’area della Terra del Fuoco, dove una coppia olandese avrebbe visitato anche una discarica potenzialmente infestata da roditori infetti. Proprio i roditori rappresentano infatti il principale serbatoio del virus. Gli hantavirus si trasmettono normalmente all’uomo attraverso l’inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, saliva o feci di roditori infetti, soprattutto in ambienti chiusi e poco ventilati. Il ceppo sospettato in questo caso è il virus Andes, identificato in Sud America e considerato l’unico hantavirus noto capace di trasmettersi da persona a persona. Tuttavia, le autorità sanitarie stanno ancora cercando di chiarire se i contagi sulla Hondius siano avvenuti per esposizione ambientale oppure attraverso trasmissione interumana.

I primi due casi gravi riguardavano una coppia olandese. L’uomo è morto già a bordo della nave, mentre la moglie è stata trasferita a Sant’Elena e poi in Sudafrica, dove è deceduta a Johannesburg il 26 aprile. Successivamente altri passeggeri hanno sviluppato sintomi compatibili con l’infezione. Il 24 aprile circa 30 persone, compresa la salma del primo deceduto, sono sbarcate a Sant’Elena. Alcuni hanno poi proseguito autonomamente il viaggio verso i rispettivi Paesi, elemento che ha reso particolarmente complesso il tracciamento internazionale dei contatti. Negli ultimi giorni tre persone sintomatiche — di nazionalità britannica, tedesca e olandese — sono state evacuate verso i Paesi Bassi. La nave, attualmente senza passeggeri sintomatici secondo l’operatore, dovrebbe attraccare entro sabato a Granadilla, a Tenerife, dove scatteranno procedure sanitarie coordinate a livello europeo per il rimpatrio in sicurezza dei passeggeri verso 21 diversi Paesi.

Sul caso è intervenuto anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, European Centre for Disease Prevention and Control, che ha ribadito come il rischio per la popolazione europea sia "molto basso". Secondo l’Ecdc, infatti, gli hantavirus generalmente non si trasmettono facilmente tra esseri umani e a bordo della nave sono già state attivate misure di prevenzione e controllo. L’agenzia europea ha comunque raccomandato alle autorità portuali e sanitarie di mantenere elevate misure di protezione individuale nella gestione dei casi sospetti. Anche la Commissione europea ha convocato più riunioni del Comitato per la sicurezza sanitaria con gli Stati membri coinvolti, l’Oms e l’Ecdc. In particolare, sono stati avviati coordinamenti con Spagna e Paesi Bassi, dato che la nave è olandese e diretta verso territorio spagnolo. In Italia, pur non essendoci cittadini italiani a bordo della Hondius, il ministero della Salute ha attivato un monitoraggio rafforzato. Il dicastero guidato da Orazio Schillaci ha inviato una informativa alle Regioni e agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, mantenendo un raccordo costante con Oms ed Ecdc. Il ministero ha ricordato che, allo stato attuale, il rischio per la popolazione generale è considerato molto basso e non sono state raccomandate restrizioni ai viaggi internazionali. L’attenzione, tuttavia, resta alta soprattutto per l’attività di sorveglianza epidemiologica e per l’identificazione precoce di eventuali casi importati.

L’Italia è coinvolta anche sul piano scientifico. L’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani partecipa infatti alle attività europee di preparedness attraverso il proprio Laboratorio di virologia, riconosciuto come uno dei quattro laboratori di riferimento europei per virus emergenti, zoonotici e trasmessi da roditori. Gli esperti dello Spallanzani stanno collaborando con Ecdc e con gli altri centri europei per la diagnostica molecolare del ceppo Andes, la condivisione di protocolli tecnici e le raccomandazioni di biosicurezza. Sul piano clinico, gli hantavirus possono causare sindromi severe come la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, caratterizzata inizialmente da febbre, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali, seguiti nei casi più gravi da insufficienza respiratoria e shock. Secondo Fabrizio Pregliasco, è importante evitare "inutili allarmismi". L’esperto ha ricordato che non si tratta di una situazione paragonabile all’inizio della pandemia Covid e che l’hantavirus è un patogeno noto da tempo, con modalità di diffusione molto diverse e molto meno efficienti rispetto ai virus respiratori pandemici.

Anna Capasso

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