L'Italia registra il miglior risultato di sempre nel campo dei trapianti, ma migliaia di pazienti continuano ad aspettare un organo. Il Report analitico 2025 del Centro nazionale trapianti (Cnt) conferma il record di 4.678 interventi eseguiti, 36 in più rispetto al 2024, ma fotografa anche un'altra realtà: a fine anno erano ancora 8.401 le persone in lista d'attesa, in aumento del 3,1% rispetto all'anno precedente. È questo il dato che emerge con maggiore forza dal rapporto definitivo del Cnt. Se da un lato cresce la capacità della rete trapiantologica italiana, dall'altro resta elevato il divario tra domanda e disponibilità di organi. Per chi è in lista, l'attesa continua a essere lunga: servono in media 20 mesi per un trapianto di rene, 4 mesi per il fegato, 8,1 mesi per il cuore, 8,7 mesi per il polmone e 8,5 mesi per il pancreas. Tempi che si riducono a pochi giorni soltanto per i pazienti inseriti nei programmi di urgenza nazionale.
A pesare è soprattutto il numero delle opposizioni alla donazione. Secondo il report, nel 2025 il 29,2% dei familiari ha negato il consenso al prelievo degli organi nelle terapie intensive, una quota sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente. Il Cnt stima che questi rifiuti abbiano impedito la realizzazione di circa 2.400 trapianti. Anche le dichiarazioni raccolte al momento del rinnovo della carta d'identità elettronica evidenziano margini di miglioramento. Su oltre 3,7 milioni di cittadini che hanno espresso una scelta, il 40,1% ha dichiarato la propria opposizione alla donazione, mentre i consensi si sono fermati al 59,9%. Nonostante queste criticità, il 2025 rappresenta un anno storico per la rete trapiantologica italiana. Con 29,8 donatori per milione di abitanti, l'Italia si conferma seconda tra i grandi Paesi europei, alle spalle della Spagna e davanti a Francia, Regno Unito e Germania.
A trainare la crescita è soprattutto la donazione a cuore fermo, ormai entrata stabilmente nella pratica clinica. Nel 2025 i donatori sono stati 428, con un incremento del 50,7% rispetto all'anno precedente. Grazie a questa modalità sono stati effettuati 897 trapianti, oltre il 44% in più rispetto al 2024 e circa un quinto di tutti gli interventi da donatore deceduto. Cresce anche la donazione da vivente, che ha raggiunto quota 387 donatori (+5,7%), mentre aumenta l'età dei donatori. Gli over 65 utilizzati sono stati 967, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa, e il donatore più anziano del 2025 aveva 99 anni, a conferma della crescente capacità della rete di valutare e utilizzare in sicurezza organi provenienti anche da persone molto anziane.
Per il ministro della Salute, Orazio Schillaci, i risultati "confermano la forza del sistema trapiantologico italiano e il profondo senso di solidarietà dei nostri cittadini". Ma proprio il numero ancora elevato delle opposizioni rende necessario rafforzare la cultura della donazione. "Continueremo a lavorare e a potenziare le attività di sensibilizzazione, soprattutto tra i giovani, perché la cultura della donazione diventi parte della nostra identità civile. Dire sì alla donazione significa dire sì alla vita: è un messaggio che dobbiamo rendere virale", ha affermato. Anche il direttore generale del Cnt, Giuseppe Feltrin, indica tra le priorità dei prossimi anni la riduzione delle opposizioni alla donazione, insieme a un accesso sempre più omogeneo ai trapianti sul territorio nazionale, al consolidamento della donazione a cuore fermo e al rafforzamento della qualità e della sicurezza dell'intera rete. "Senza il sì dei donatori e dei loro familiari sarebbe stato impossibile dare una speranza di vita a più di 50mila pazienti nel nostro Paese", conclude.