La Asl di Viterbo ha disposto il recupero di circa 40.300 euro nei confronti di 14 medici di medicina generale per prescrizioni farmaceutiche ritenute eccedenti rispetto agli indicatori regionali. Le contestazioni riguardano l’attività prescrittiva del primo semestre 2025 e arrivano al termine dei controlli condotti dalla Commissione appropriatezza prescrittiva interdistrettuale, sulla base del Dca regionale 15/2020.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, le verifiche hanno riguardato diverse categorie di medicinali. Tra queste figurano omega 3, inibitori di pompa protonica soggetti alla Nota Aifa 1, cerotti a base di lidocaina, ranolazina e colecalciferolo.
Gli importi richiesti variano in base agli sforamenti contestati. Si parte da circa mille euro e si arriva, nei casi con gli importi più elevati, a somme comprese tra 5.000 e 6.300 euro per medico. Complessivamente il recupero sfiora 40.300 euro.
La vicenda si inserisce in un confronto sull’appropriatezza prescrittiva già aperto nel Lazio. Nell’ottobre 2025 Fimmg Lazio e Sumai Assoprof avevano scritto alla Regione Lazio, alla Fnomceo, agli Ordini dei medici e ai direttori generali delle Asl regionali, compresa quella di Viterbo, per chiedere chiarimenti sulle procedure adottate per verificare presunte inappropriatezze nelle prescrizioni.
Nella lettera i sindacati facevano riferimento a indicazioni della Direzione regionale Salute e Integrazione sociosanitaria per accertamenti relativi alle prescrizioni farmaceutiche di circa 200 medici di assistenza primaria, oltre a un numero di specialisti ambulatoriali, individuati come potenziali “iperprescrittori” rispetto agli indicatori fissati dalla Regione.
Fimmg e Sumai contestavano in particolare alcune convocazioni, audit e richieste di controdeduzioni che, secondo le due organizzazioni, erano stati avviati senza il coinvolgimento delle commissioni preposte all’appropriatezza prescrittiva. Le sigle definivano tali modalità «velatamente inquisitorie», pur ribadendo di condividere l’obiettivo di garantire agli assistiti le migliori terapie possibili.
Il caso attuale non è il primo registrato nel Viterbese. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, nel 2024 una procedura analoga aveva coinvolto 16 medici per un recupero complessivo di quasi 38.000 euro.
Sulla nuova contestazione è intervenuta anche Cinzia Vincenti, segretaria generale dello Spi Cgil Civitavecchia-Roma nord-Viterbo. «Un anziano non è una cifra né una media statistica», ha dichiarato, richiamando il rischio, secondo il sindacato dei pensionati, che il contenimento della spesa possa incidere sulle prescrizioni destinate ai pazienti cronici.