Le sei ore di attività dei medici di famiglia nelle Case di Comunità devono essere svolte su base volontaria e non attraverso un obbligo aggiuntivo rispetto all’attuale orario di lavoro. È la posizione dello SMI-Sindacato Medici Italiani del Veneto, che conferma il sostegno allo sciopero nazionale del 15 e 16 settembre ma distingue le ragioni della mobilitazione dalle recenti scelte della Regione Veneto.
«I prossimi 15 e 16 settembre non sciopereremo contro la Regione Veneto, di cui apprezziamo le recenti scelte, compresa la necessità di coinvolgere i rappresentanti dei medici per organizzare la futura rete di assistenza», afferma Liliana Lora, segretaria regionale SMI Veneto. La mobilitazione regionale, precisa, sostiene invece la piattaforma nazionale del sindacato.
Al centro della vertenza resta l’applicazione dello stralcio dell’Accordo collettivo nazionale siglato a giugno, che SMI non ha sottoscritto. Il sindacato contesta in particolare l’obbligatorietà per i propri medici di famiglia di coprire sei ore di attività nelle Case di Comunità oltre all’attuale orario di lavoro.
Secondo SMI Veneto, questa impostazione interviene sull’organizzazione del rapporto libero-professionale senza introdurre tutele su malattia, genitorialità, ferie e disabilità. La proposta alternativa è rendere volontaria l’adesione alle attività nelle Case di Comunità e potenziare la medicina dei servizi, che, secondo il sindacato, dispone già degli strumenti contrattuali necessari per rispondere alle esigenze di queste strutture.
La piattaforma comprende anche la richiesta di istituire la scuola di specializzazione in medicina generale, con il riconoscimento dell’equipollenza del titolo per i professionisti che hanno già maturato esperienza sul campo. SMI propone inoltre un doppio canale di accesso alla professione, con possibilità di scelta tra quota capitaria e quota oraria, e chiede il rafforzamento degli organici del 118.
«Non è uno sciopero contro, ma è uno sciopero per», afferma Lora, indicando tra gli obiettivi la difesa della professione e la partecipazione dei medici alla riorganizzazione dell’assistenza.
Sul piano regionale, SMI Veneto esprime invece apprezzamento per il coinvolgimento dei rappresentanti dei medici nella progettazione della futura rete assistenziale, indicando come obiettivi la tutela dei cittadini e la valorizzazione dei professionisti.
A sostegno della vertenza nazionale, SMI ha promosso anche la petizione n. 1451 alla Camera dei deputati. Secondo quanto riferito dal sindacato, dalla fine di luglio sono state depositate oltre 8.000 firme autenticate.