Il Sindacato Medici Italiani (SMI) revoca lo sciopero nazionale della medicina generale previsto per il 15 e 16 settembre 2026 e proclama un nuovo stato di agitazione. La decisione arriva dopo il provvedimento con cui la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha chiesto al sindacato di revocare l'astensione per due violazioni rilevate nella procedura di proclamazione.
«La Commissione di Garanzia ha richiesto un ulteriore passaggio nella procedura di raffreddamento e conciliazione. Lo faremo: revochiamo lo sciopero indetto e proclamiamo un nuovo stato di agitazione», ha comunicato lo SMI il 27 agosto attraverso i propri canali social.
Lo sciopero era stato proclamato per le intere giornate del 15 e 16 settembre e riguardava tutta l'area convenzionata della medicina generale, sia nell'ambito del ciclo di scelta sia in quello del ciclo orario, il cosiddetto ruolo unico, con la chiusura degli studi medici e la sospensione dell'attività lavorativa resa a beneficio delle Aziende sanitarie locali.
Nel provvedimento del 26 agosto la Commissione aveva rilevato il «mancato rispetto della forma scritta», perché l'atto di proclamazione non risultava sottoscritto dal legale rappresentante del sindacato, e la «mancata ripetizione delle procedure di raffreddamento e di conciliazione». Le ultime procedure relative alla vertenza erano state infatti attivate il 30 aprile 2026 e da allora erano trascorsi più di 90 giorni. La Commissione aveva quindi invitato lo SMI a revocare lo sciopero e a comunicarlo entro cinque giorni dalla ricezione del provvedimento.
Il sindacato conferma però le ragioni della vertenza. Le richieste indicate dallo SMI riguardano l'abolizione del ruolo unico, l'eliminazione delle ore obbligatorie nelle Case della Comunità, una specializzazione universitaria in medicina generale e il rilancio della medicina dei servizi.
«Al termine della procedura, se non si troverà un accordo, lo sciopero sarà nuovamente proclamato», precisa lo SMI, aggiungendo che, se sarà necessario spostare le date, sarà il sindacato a farlo. «La mobilitazione continua».
La vertenza era stata annunciata dallo SMI il 26 agosto nell'ambito della mobilitazione contro l'Accordo collettivo nazionale stralcio e contro l'obbligo di prestazione oraria nelle Case della Comunità.