Forte mobilitazione da Nord a Sud nella prima giornata dello sciopero dei medici di famiglia indetto dal Sindacato Medici Italiani (SMI) contro l’accordo stralcio sulle Case di Comunità del 23 giugno. Secondo quanto riferito dalla segretaria generale Pina Onotri, l’adesione è «molto alta» e alla protesta stanno partecipando anche professionisti appartenenti ad altre organizzazioni sindacali e medici non sindacalizzati. I dati definitivi sull’adesione saranno disponibili il 18 settembre.
A Milano, secondo Onotri, sono stati circa 600 i medici scesi in piazza. Manifestazioni e assemblee si sono svolte anche in altre città, tra cui Napoli e Palermo. «Da Nord a Sud, la protesta e la volontà di scioperare sono tangibili», ha dichiarato la segretaria SMI. Il sindacato afferma di rappresentare circa il 10% dei medici sindacalizzati, oltre 4.000 professionisti.
Lo sciopero riguarda i medici di famiglia convenzionati aderenti allo SMI ed è stato proclamato per il 15 e 16 settembre. Per le guardie mediche e i medici del 118 aderenti al sindacato, la mobilitazione è iniziata alle 20 del 14 settembre e terminerà alle 24 del 16 settembre.
Al centro della protesta resta l’accordo stralcio sulle Case di Comunità, firmato il 23 giugno dalla FIMMG e contestato dallo SMI. Il sindacato si oppone al debito orario nelle Case di Comunità e al ruolo unico in Medicina generale e chiede un doppio canale che consenta l’accesso volontario alla dipendenza.
La mobilitazione avrà anche un seguito istituzionale. Secondo lo SMI, la petizione per misure e risorse dedicate alla riforma della medicina generale ha superato 10.000 firme in 40 giorni. Il sindacato ha annunciato che chiederà un’audizione alla Commissione Affari sociali della Camera per discutere la petizione.
A Napoli lo SMI ha organizzato un presidio davanti alla sede della Rai. Giovanni Senese, segretario regionale SMI Campania, ha chiesto «la revisione immediata dell’accordo e l’apertura di un nuovo tavolo contrattuale» e ha ribadito la richiesta di lasciare ai professionisti la possibilità di scegliere tra convenzione e dipendenza.
Tra le altre richieste figurano l’istituzione della scuola di specializzazione universitaria in Medicina generale, il ripristino della Medicina dei Servizi, un piano straordinario di assunzioni per il 118 e maggiori tutele per infortuni e maternità.
«Il ruolo unico nelle Case di Comunità deve essere volontario», ha dichiarato Ludovico Abbaticchio, presidente nazionale SMI. Secondo il sindacato, in caso di obbligatorietà dovrebbero essere riconosciute ai professionisti anche tutele quali ferie, malattia e tutela della gravidanza.
Il bilancio quantitativo della mobilitazione è atteso il 18 settembre, quando lo SMI ha annunciato la disponibilità dei dati definitivi sull’adesione allo sciopero.