I medici di medicina generale aderenti allo SMI – Sindacato Medici Italiani scioperano il 15 e 16 settembre contro il nuovo modello organizzativo della medicina generale. Al centro della protesta ci sono il Ruolo unico, il cosiddetto debito orario nelle Case di Comunità e l'organizzazione dell'assistenza territoriale prevista dagli accordi sulla medicina generale.
SMI contesta in particolare l'obbligo di svolgere attività oraria nelle Case di Comunità e sostiene che il nuovo assetto possa ridurre il tempo dedicato all'assistenza dei propri pazienti. Tra le richieste figurano il doppio canale, con la possibilità di scegliere volontariamente il passaggio alla dipendenza, e l'istituzione di una scuola di specializzazione universitaria in Medicina generale.
La mobilitazione sarà accompagnata da manifestazioni in diverse città. Arriva inoltre dopo l'assegnazione alla Commissione Affari sociali della Camera, il 9 settembre, della petizione promossa da SMI sulla riforma della medicina generale, che ha superato 9.300 firme.
In Emilia-Romagna alla mobilitazione aderisce anche Snami. Secondo quanto riportato da la Repubblica, il sindacato rappresenta circa 700 medici di famiglia nella regione, 200 dei quali nell'area bolognese. L'astensione è prevista il 15 e 16 settembre dalle 9 alle 20.
Roberto Pieralli, presidente regionale Snami, contesta in particolare il Ruolo unico e le Aggregazioni funzionali territoriali. Secondo Pieralli, il nuovo modello può arrivare a sommare fino a 38 ore di attività oraria all'assistenza dei propri pazienti, prevedendo anche attività notturne e festive.
FIMMG non aderisce invece alla protesta. A Milano il sindacato, pur dichiarando di comprendere il disagio dei medici e in particolare dei giovani professionisti, ritiene che lo sciopero non rappresenti lo strumento adeguato per ottenere risultati concreti.
«Se la protesta è più che legittima e condivisibile, chiudere gli studi per due giorni non porterà a nessun risultato concreto», afferma Anna Pozzi segretario di FIMMG Milano, indicando come alternativa «soluzioni contrattuali che consentano di potenziare l'attività dei medici di famiglia negli studi diffusi su tutto il territorio».
In Lombardia FIMMG punta sul rafforzamento delle Forme Associative Avanzate, dotate di personale di studio e infermieristico, nelle quali affiancare all'attività ordinaria prevenzione, presa in carico dei pazienti cronici e assistenza domiciliare. Il sindacato chiede inoltre che in queste strutture possano essere offerte prestazioni diagnostiche, compresa la telemedicina, oggi erogabili, secondo FIMMG Milano, solo in forma individuale.
Sulle Case di Comunità, il sindacato chiede che l'attività dei medici di famiglia non si trasformi in una «medicina di serie B», limitata alla distribuzione di ricette e certificati di malattia.
Resta anche il problema della carenza di professionisti. FIMMG Milano segnala che centinaia di migliaia di cittadini lombardi sono senza medico di famiglia. La Regione ha bandito 400 posti per la formazione. Secondo il sindacato, una volta completato il percorso e considerando 1.500 assistiti per ciascun professionista, questi medici potrebbero garantire l'assistenza a 600.000 cittadini.