Oltre 20 professionisti sono destinatari di decreti di perquisizione nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Ravenna sulla presunta formazione e sul rilascio di certificazioni mediche false, presumibilmente destinate a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Sulla vicenda è intervenuta la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che ha richiamato la necessità di tutelare l’autonomia professionale e di mantenere distinto l’atto medico dalle decisioni relative alla sicurezza pubblica.
Secondo quanto riportato, la Polizia di Stato, attraverso il Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Ravenna, sta eseguendo decreti di perquisizione locale, personale e informatica nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. A eccezione di un solo caso, i medici destinatari delle perquisizioni non sono iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari.
“Esprimiamo vicinanza ai colleghi coinvolti e confidiamo nel lavoro della magistratura, alla quale spetta accertare i fatti e le eventuali responsabilità individuali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza”, ha dichiarato Filippo Anelli, presidente Fnomceo, a nome del Comitato Centrale della Federazione, riunito il 16 settembre a Roma.
Anelli ha precisato che la falsificazione di una certificazione medica, qualora accertata, costituisce una condotta grave da valutare nelle sedi competenti. Ha però chiesto che siano rispettati ruolo e autonomia dei professionisti: “I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona”.
Secondo il presidente Fnomceo, la tutela della sicurezza pubblica compete ad altre istituzioni e non può condizionare il giudizio clinico. Allo stesso tempo, ha precisato, non esiste una contrapposizione tra medici e Stato: gli Ordini, in quanto enti sussidiari dello Stato, devono vigilare sul corretto esercizio della professione e difenderne autonomia e indipendenza.
La Federazione ha quindi rilanciato una richiesta già avanzata in precedenza: modificare la normativa per introdurre una distinzione netta tra la certificazione sanitaria, finalizzata alla valutazione dello stato di salute della persona, e l’atto autorizzativo relativo al trattenimento o al trasferimento nei Cpr.
“Il rispetto delle regole e la libertà del giudizio clinico non sono principi in conflitto, ma garanzie che devono procedere insieme”, ha concluso Anelli, ribadendo che autonomia e indipendenza professionale devono essere esercitate nel rispetto della legge, senza pressioni politiche o ideologiche.