In una storia che non offre certezze immutabili, cambiano i malati, le malattie, i bisogni di cura. E cresce l’importanza di quelle cure che vengono prima e dopo la malattia, cioè di prevenzione e riabilitazione. Il delicato equilibrio tra evoluzione di questi bisogni nelle società e risposte dei sistemi sanitari è al centro del libro di Giorgio Cosmacini “Dalla prevenzione alla riabilitazione. Percorsi di vita, percorsi di scienza”, edito da Edra. Presentato nei giorni scorsi a Pavia, il volume si pone in continuità con un’altra opera del massimo storico della medicina italiano, e cioè “Storia della medicina del lavoro da Bernardino Ramazzini a Salvatore Maugeri” (UTET, Torino 2022) e cerca di inquadrare quelle che per Cosmacini «dal punto di vista storiografico sono due fasi entrambe indispensabili di una stessa fenomenologia sanitaria. Al centro della salute ci sono il malato e la malattia da cui è affetto; c’è una cura che viene prima e si chiama prevenzione e una cura che viene dopo, la riabilitazione».
Longevità e fragilità - Il testo muove da due categorie interpretative della realtà umana e più che mai attuali, la longevità e la fragilità. «Da 50 anni viviamo una rivoluzione anagrafica. La speranza di vita alla nascita si è modificata, oggi ci sono aspettative di longevità. L’età media degli uomini arriva a 80 anni, per le donne a 85 e si può proseguire anche oltre. La longevità è connotato esistenziale della situazione odierna. Tuttavia –aggiunge Cosmacini– se da una parte con le nostre risorse terapeutiche siamo in grado di prolungare la vita e di creare un’aspettativa di vita in più che molti vivono in condizioni di perfetta abilità, altri vivono in condizioni di fragilità e richiedono risorse terapeutiche e mediche sempre maggiori con conseguente impegno curativo, sociale, economico e finanziario. Si possono considerare longevità e fragilità come due coordinate cartesiane in cui si iscrive il diagramma della nostra esistenza».
La prevenzione - Riguardo alla “prevenzione”, Cosmacini la distingue innanzi tutto dalla “predizione”. «I check-up, gli accertamenti, gli esami di laboratorio, le bio-immagini, lo studio del genoma fanno parte della predizione, cioè ci predicono quanto prima è possibile l’eventualità di una malattia per curarla tempestivamente. Ma questa non è prevenzione primaria! La prevenzione primaria è quella fase della cura della salute che presuppone una serie di provvidenze – autocontrollo, stile di vita, ecologia del pianeta – e che viene abitualmente trascurata. Gabellare la predizione, pur meritoria, per prevenzione è un voler trasferire l’igiene nella clinica. Ma la prevenzione non è un fatto solo clinico: è prima ancora un fatto di comportamenti esistenziali. Bisognerebbe chiedersi quanto facciamo per sostenere l’educazione sanitaria, a partire dalle scuole».
La riabilitazione - L’individuo disabile nella Grecia antica era oggetto di rifiuto. Nel mondo romano furono introdotti i “valetudinaria”, luoghi di ricovero per i legionari feriti; e se nel tempo le guerre hanno ucciso di più, la medicina ha riparato sempre di più. Oggi si riabilitano i fratturati, i malati cardiovascolari, i pazienti neuropsichiatrici. L’obiettivo sistmi sanitari è il recupero, il ripristino del benessere dei cittadini. Una missione su cui Cosmacini ammette “un’inerzia dello stato”. I piani per la cronicità, le leggi sulla non autosufficienza riusciranno a darci non solo parole? «Ci sono pesanti responsabilità sociopolitiche che durano da 40 anni e di cui scrivo da tempo, che mi ispirano una sorta di riserva nei confronti di una sanità pubblica che abdica a gran parte dei suoi compiti statutari», dice Cosmacini a Doctor 33. «Nei confronti del Servizio sanitario nazionale si prospetta da tempo l’esistenza di una possibile sussidiarietà. Sussidiare vuol dire dare aiuto, integrare, completare, perfezionare, convergere, coesistere. Non vuol dire competere, passare alla concorrenza, entrare in conflittualità. Esiste una sanità sussidiaria del SSN, ma quest’ultimo resta al primo posto di uno stato civile, di uno stato del benessere. Ricordo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come stato di completo benessere. Una visione forse utopica, che negli anni ha dovuto confrontarsi con la realtà contingente, ma che rappresenta un ideale. E l’ideale è fondamentale per un medico che non sia solo un tecnico ma un soggetto dotato di propria intellettualità e moralità. Infatti, riempie di significati reali, parole come “etica” e “bioetica”, mette insieme le aspirazioni della medicina e quelle della sanità per fare in modo che l’una non diventi mala-medicina e l’altra mala-sanità».
Il “mestiere” di medico – Su chi esercita la medicina, Cosmacini, più che al termine “professione” preferisce riferirsi al “mestiere”, inteso come da etimologia, “ministerium”, cioè servizio. E un “servizio” racchiude una “missione”. Il volume riporta non a caso un ritratto di Salvatore Maugeri, padre della riabilitazione moderna e fervente cattolico, e sue parole. Una testimonianza a conferma di come, di fronte al complesso fenomeno della disabilità, inclusivo della “disabilità longeva”, solo il perseguimento di un ideale consenta di mettere insieme le migliori risposte qualitative tanto in termini di “accoglienza, degenza, assistenza, umanizzazione, socializzazione”, quanto “in termini della miglior possibile risposta biomedica”.