Le Case di Comunità saranno operative entro il 30 giugno e i medici di medicina generale ne faranno parte. Lo ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci in un'intervista al Corriere della Sera, intervenendo dopo lo stop al progetto di riforma della medicina generale e della medicina territoriale.
Secondo il ministro, l'obiettivo condiviso con le Regioni resta quello di rispettare la scadenza prevista dal Pnrr. «Il nostro obiettivo, condiviso con le Regioni e ovviamente condiviso con il governo, è quello di far sì che al 30 giugno, che è la scadenza imposta dal Pnrr, partano le Case di Comunità», afferma Schillaci.
Il ministro sottolinea la necessità di coinvolgere i medici di medicina generale e le loro rappresentanze per definire il funzionamento delle nuove strutture territoriali. Schillaci riferisce che sono in corso interlocuzioni con Regioni e sindacati e ribadisce la centralità delle Case di Comunità nel percorso di riorganizzazione dell'assistenza territoriale.
«Rappresentano per me un presidio fondamentale per modernizzare la nostra sanità», afferma il ministro, indicando il medico di medicina generale come una figura fondamentale all'interno di team multidisciplinari.
Resta intanto aperto il confronto politico sul futuro della riforma. La Repubblica riporta le critiche del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che definisce lo stop al progetto «una scelta veramente sbagliata del governo». Secondo il quotidiano, il percorso potrebbe ora proseguire attraverso modifiche alla convenzione della medicina generale anziché con l'intervento normativo inizialmente ipotizzato.
Tra le prime reazioni alle dichiarazioni del ministro è arrivata quella della Federazione italiana medici pediatri (Fimp). In una nota, il presidente nazionale Antonio D'Avino ha affermato che i pediatri di famiglia sono «pronti a fare la loro parte» per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr legati alle Case di Comunità e ha chiesto un incontro ufficiale con il ministro Schillaci.
Secondo la Fimp, il corretto avvio delle Case di Comunità rappresenta «un passaggio decisivo per la modernizzazione della sanità territoriale» e richiede la definizione condivisa di regole, funzioni e condizioni operative. La federazione accoglie inoltre con favore la disponibilità del ministro a incontrare le rappresentanze dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.
Sul fronte sindacale, Cgil e Fp Cgil chiedono invece l'apertura di una discussione parlamentare sulla riforma dell'assistenza territoriale. In una nota congiunta, le due organizzazioni sostengono la necessità di una scuola di specializzazione universitaria per la medicina generale e di comunità e ribadiscono la possibilità di prevedere l'ingresso dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta come dipendenti del Servizio sanitario nazionale.