Identificare i pazienti più suscettibili, informarli sui comportamenti da adottare, attivare telefonate e visite durante le ondate di calore e valutare le terapie che possono aumentare il rischio. Sono alcune delle indicazioni operative rivolte ai medici nelle nuove linee del Ministero della Salute per la prevenzione degli effetti di caldo e inquinamento atmosferico. Il documento aggiorna l’edizione del 2019 sulla base delle nuove evidenze epidemiologiche e delle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2026.
Le linee si rivolgono ai medici di medicina generale, ai medici ospedalieri e agli altri operatori sociosanitari coinvolti nell’assistenza delle persone vulnerabili. Il testo integra per la prima volta nell’impianto del Piano nazionale la prevenzione degli effetti acuti dell’inquinamento atmosferico, considerati la possibile azione combinata con le temperature elevate e i profili di vulnerabilità in parte sovrapponibili.
Il medico di medicina generale viene indicato come figura chiave per la prevenzione tra gli anziani e le persone con patologie croniche. Nelle città in cui sono disponibili le liste dei soggetti suscettibili, il medico valuta quali assistiti inserire nei programmi di sorveglianza attiva, anche in collaborazione con operatori sociosanitari, familiari e volontari. In alcuni territori è previsto il ricorso a sistemi di telemonitoraggio.
Le attività devono essere modulate sulla base del livello di rischio comunicato attraverso il portale del Ministero, l’applicazione “Caldo e salute” o i canali predisposti dalle aziende sanitarie. Il medico informa pazienti e caregiver sulla prevenzione della disidratazione, sul corretto utilizzo del climatizzatore, sui disturbi associati al caldo, sui servizi disponibili e sulla conservazione dei farmaci. Durante le ondate di calore può effettuare telefonate e visite, valutare la rimodulazione della terapia, attivare l’assistenza domiciliare e collaborare con Case della Comunità e Centrali operative territoriali. Nei casi necessari può disporre il trasferimento in ospedale o in una struttura residenziale.
Una sezione specifica riguarda i farmaci che possono aggravare gli effetti del caldo. Tra quelli richiamati figurano diuretici, antipertensivi, antianginosi, beta-bloccanti, digossina, litio, statine, anticolinergici, neurolettici, antidepressivi, ansiolitici, ipnotici e sedativi. Il documento distingue le terapie che possono favorire disidratazione e squilibri elettrolitici, ridurre la funzionalità renale, interferire con la sudorazione o la gittata cardiaca e diminuire la capacità del paziente di adottare comportamenti protettivi.
Le categorie considerate maggiormente vulnerabili comprendono anziani, persone non autosufficienti, bambini piccoli, donne in gravidanza e pazienti con malattie cardiovascolari, respiratorie, renali, metaboliche, neurologiche o psichiatriche. Il rischio riguarda anche lavoratori all’aperto, persone socialmente isolate, senza dimora o con risorse economiche insufficienti.
Le linee descrivono inoltre la gestione dei disturbi associati al caldo, dalla disidratazione al colpo di calore. Quest’ultimo viene definito un’emergenza che richiede il ricovero immediato, in particolare nei neonati e negli anziani. Il documento fornisce anche indicazioni per ospedali, residenze sanitarie, assistenza domiciliare e servizi locali, con interventi graduati secondo i livelli di allerta.