La linea guida 2024 della Endocrine Society propone un impiego più selettivo della vitamina D, ma lascia aperti alcuni aspetti rilevanti per la pratica clinica, tra cui dose, durata della supplementazione e monitoraggio. A evidenziarlo è una review pubblicata su Nutrients, che confronta le indicazioni internazionali con le raccomandazioni italiane della Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro, Siommms, e con la Nota 96 dell’Agenzia italiana del farmaco.
La linea guida raccomanda la supplementazione empirica in quattro categorie: bambini e adolescenti, persone di almeno 75 anni, donne in gravidanza e soggetti con prediabete ad alto rischio. Viene invece sconsigliato il dosaggio routinario della 25-idrossivitamina D nella popolazione generale.
Secondo gli autori della review, l’adozione della metodologia GRADE e la priorità attribuita agli studi clinici randomizzati hanno permesso di formulare raccomandazioni basate sugli esiti clinici, anziché sui soli valori sierici. Il documento non indica però uno schema terapeutico da applicare nella pratica quotidiana. Restano quindi da definire dose, durata del trattamento e modalità di controllo della risposta.
Gli autori osservano che una dose di circa 2.000 unità internazionali al giorno può rappresentare, sulla base delle evidenze disponibili, un’opzione efficace e sicura nella maggior parte degli adulti. Precisano tuttavia che questa indicazione non appartiene alle raccomandazioni ufficiali della Endocrine Society.
La review segnala anche l’assenza di indicazioni specifiche per pazienti con malassorbimento, insufficienza renale cronica, osteoporosi o altre condizioni che possono modificare il metabolismo della vitamina D. Un ulteriore limite riguarda la gestione dei risultati già disponibili: la linea guida scoraggia lo screening sistematico, ma fornisce indicazioni limitate su come interpretare un dosaggio già eseguito e su quando modificare la supplementazione o ripetere il controllo.
In Italia, le raccomandazioni Siommms del 2022 mantengono un’impostazione centrata sulla salute ossea e sui soggetti a rischio. Anche il documento italiano sconsiglia il dosaggio nella popolazione generale e lo riserva ai casi nei quali il risultato possa modificare la gestione clinica.
Nei soggetti sani vengono considerati adeguati valori di 25-idrossivitamina D compresi tra 20 e 50 ng/mL. Nei pazienti a rischio, tra cui anziani, persone con osteoporosi, malassorbimento o obesità, l’intervallo indicato è compreso tra 30 e 50 ng/mL. La supplementazione di mantenimento raccomandata è in genere tra 800 e 2.000 unità internazionali al giorno. Le dosi di carico sono riservate alle situazioni di grave carenza o alla necessità di una più rapida normalizzazione.
La prescrizione a carico del Servizio sanitario nazionale è regolata dalla Nota 96 Aifa. Il documento distingue le condizioni nelle quali la supplementazione può essere avviata senza un dosaggio preliminare da quelle nelle quali la misurazione dei livelli sierici è richiesta per la rimborsabilità. L’obiettivo è limitare prescrizioni e accertamenti non sostenuti da indicazioni cliniche.