Governo e Parlamento
30/03/2023

Cibo sintetico, la scienza approva, ma il Governo lo boccia. Cosa prevede il Ddl

Stop in Italia alla produzione e commercializzazione di cibi sintetici o 'in provetta', con tanto di multe fino a 60mila euro. È quanto contenuto nel disegno di legge che il ministro dell'Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha portato alla seduta del Consiglio dei ministri di martedì 28 marzo. Plaude alla stretta Coldiretti, che ha già raccolto 500mila le firme con alimenti nati in laboratorio, al contrario, per il mondo scientifico sono tanti i vantaggi del cibo coltivato in laboratorio. «I prodotti da laboratorio non garantiscono qualità e benessere e non garantiscono la tutela della cultura e della tradizione enogastronomica italiana, a cui è legata parte della nostra tradizione», ha commentato il ministro Lollobrigida. «È una legge significativa, con 6 articoli. Il divieto si basa sul principio di precauzione, non ci sono evidenze scientifiche oggi sui possibili effetti dannosi dovuti al consumo di cibi sintetici». Lo ha spiegato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il Ddl che vietare i cibi sintetici nel nostro Paese. «È importante e significativo ribadire il massimo livello di tutela della salute dei cittadini e preservare il patrimonio agroalimentare della nostra Nazione», sottolinea Schillaci, ricordando «l'attenzione costante del ministero nei confronti della sicurezza alimentare e della sana ed equilibrata nutrizione. L'Italia vanta una cultura agro-alimentare che si basa sulla dieta mediterranea, che io amo definire italiana, che va tutelata».

All'indomani dell'approvazione del Ddl sul cibo sintetico arrivano critiche anche da parte del mondo politico, come Alleanza Verdi e Sinistra, gruppo delle Autonomie e +Europa, che ha promosso una raccolta di firme contro il disegno di legge. È invece soddisfatto il mondo agricolo, dalla Coldiretti alla Confeuro e alla Cia-Agricoltori Italiani, che cita un rapporto di Nomisma dal quale emerge che il mercato mondiale di carne sintetica ha già registrato investimenti pari a 1,3 miliardi, con aziende e startup che dal 2016 al 2022 sono aumentare da 13 a 117 e una stima di produzione per il 2030 pari a 2,1 milioni di tonnellate. Dati che, per il mondo scientifico, fotografano una realtà ancora sperimentale. Per questo, affermano i ricercatori, il Ddl sul cibo sintetico è prematuro: «Ci si sta preoccupando troppo presto» e «si è arrivati a definire delle regole quando mancano ancora elementi per decidere", dice all'Ansa il genetista Michele Morgante, dell'Università di Udine e membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. "Si ha l'impressione - aggiunge - che la decisione non sia stata presa sulla base di elementi scientifici, ma sulla base di una valutazione di interesse economici". Una posizione comprensibile, ma "chiamiamo le cose con il loro nome: si può proteggere l'attività degli allevatori italiani senza allarmare l'opinione pubblica», dice Morgante. «Non ci sono, a priori, motivi per cui prodotti da colture cellulari potrebbero presentare rischi diversi rispetto a quelli da allevamento tradizionale. Al contrario - prosegue l'esperto - ci sono molte ragioni per dire che le carni coltivate sono più sicure in quanto non contengono ormoni né antibiotici, non c'è il rischio di contaminazione da parte di organismi patogeni. La coltivazione avviene infatti in un ambiente sterile e controllato». Senza contare, aggiunge, che «in Europa abbiamo un sistema preposto a valutare i rischi: l'Efsa tratterebbe anche questi prodotti come novel foods, come è accaduto per le farine di insetti, li sottoporrebbe a valutazioni».

I ricercatori tengono inoltre a precisare che è tecnicamente un errore chiamare 'cibo sintetico' la carne coltivata in laboratorio: il nome corretto è, appunto, 'carne coltivata', oppure 'agricoltura cellulare', rileva Roberto Defez, dell'Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Napoli e membro del comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi, che già nel 2019 aveva pubblicato un documento a favore di queste tecniche, intitolato "Dagli allevamenti intensivi all'agricoltura cellulare". Defez precisa che "è sintetico quello che è il risultato di processi in cui si utilizzano composti e reazioni chimiche", aggiunge, ma nel caso della carne coltivata si utilizzano "cellule staminali che in laboratorio vengono fatte differenziare per produrre muscolo". Dal mondo scientifico si rileva poi che nel ddl, si cita solo la produzione di carni di vertebrati, cosa che lascerebbe via libera alla produzione polpa di granchio, aragosta e gamberi, e che alcuni cibi coltivati sono già in vendita: è il caso di probiotici, come i batteri aggiunti negli yogurt e l'alga spirulina. Quanto alla produttività, i ricercatori osservano che bastano poche cellule per produrre tonnellate di carne: "non è necessario prelevare cellule e tessuti da tanti animali, ma è sufficiente utilizzarne un numero limitato", dice Defez. La carne coltivata "non ha alcuna ragione di derivare dall'uccisione di animali". Per quanto riguarda i costi, "sebbene siano ancora poco competitivi, si sono ridotti notevolmente. Basti pensare che negli ultimi 4-5 anni il prezzo al chilo è sceso da 300.000 dollari a 20-30 dollari".
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