Governo e Parlamento
Medici di famiglia
05/06/2026

Medici di famiglia, la riforma si ferma. Ecco cosa è successo

La riforma della medicina generale proposta da Ministero e Regioni incontra le resistenze della maggioranza. Contrari i sindacati, che chiedono un confronto nell’ambito della contrattazione

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La riforma della medicina generale proposta dal Ministero della Salute e dalle Regioni rischia di fermarsi prima ancora di arrivare all’esame definitivo del Governo. Secondo quanto riportato da diverse fonti, il progetto non avrebbe ottenuto il sostegno di una parte della maggioranza, aprendo una fase di stallo sul futuro assetto dei medici di famiglia e sul loro ruolo nelle Case della Comunità previste dal Pnrr.

La bozza allo studio, come noto, prevedeva il mantenimento del rapporto convenzionale come modello ordinario, affiancato da una forma di dipendenza per alcune attività da svolgere nelle strutture territoriali. L’obiettivo dichiarato era garantire una presenza più stabile dei medici di medicina generale nelle nuove Case della Comunità senza superare l’attuale sistema convenzionale.

Nelle ultime ore sono però emerse posizioni critiche all’interno della stessa maggioranza. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha ribadito la contrarietà di Fratelli d’Italia all’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti pubblici. Anche esponenti di Forza Italia e della Lega hanno espresso riserve sul progetto, chiedendo una riforma condivisa con la categoria e centrata sul rapporto fiduciario tra medico e paziente.

La frenata è stata accolta positivamente dai sindacati della medicina generale. Per Silvestro Scotti, segretario nazionale della Fimmg, il problema principale non riguarda la necessità di riformare l’assistenza territoriale, ma il metodo scelto. In una dichiarazione all’ANSA, Scotti ha affermato che la proposta avrebbe modificato per via legislativa aspetti che rientrano nella contrattazione nazionale della categoria.

Secondo il segretario Fimmg, il tema della presenza dei medici nelle Case della Comunità può essere affrontato attraverso il negoziato e il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale, senza intervenire per legge sul modello convenzionale.

Anche il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha espresso soddisfazione per l’ipotesi di stop al provvedimento. La segretaria generale Pina Onotri ha dichiarato che una riforma non condivisa con i professionisti avrebbe rischiato di aggravare le difficoltà dell’assistenza territoriale. Lo SMI ha ribadito la propria contrarietà all’obbligo di presenza nelle Case della Comunità e al cosiddetto debito orario, chiedendo invece maggiori tutele professionali e un percorso di confronto con le istituzioni.

Resta aperto il nodo dell’organizzazione della sanità territoriale e del funzionamento delle Case della Comunità finanziate dal Pnrr. Al momento, tuttavia, il percorso della riforma appare in una fase di stallo, in attesa di eventuali nuove iniziative da parte del Ministero della Salute, delle Regioni e delle organizzazioni sindacali.

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