Le Case della Comunità "non devono essere scatole vuote" e il Ministero della Salute ne monitorerà il funzionamento con il supporto di Agenas. È il messaggio lanciato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un'intervista al Sole 24 Ore, nella quale rilancia il ruolo della sanità territoriale, annuncia nuove richieste di risorse per il Servizio sanitario nazionale nella prossima legge di Bilancirazio Schillaciesperienza dei "cold spot" attivati in alcune Regioni per affrontare le ondate di calore. Il ministro definisce "molto positiva" l'iniziativa della Lombardia di allestire spazi climatizzati all'interno delle Case della Comunità. "Non sono solo un posto dove avere refrigerio, ma anche una visita medica, evitando l'afflusso nei pronto soccorso", osserva, sottolineando come queste strutture possano offrire un supporto concreto soprattutto ad anziani e persone fragili durante le emergenze climatiche.
Per Schillaci, l'attuale emergenza caldo rappresenta anche il primo banco di prova per le oltre 1.200 Case della Comunità realizzate nell'ambito della riforma della medicina territoriale. "Rappresentano una vera svolta per il Servizio sanitario nazionale", afferma, ricordando come proprio la pandemia abbia evidenziato le carenze dell'assistenza sul territorio. Per questo, assicura, il Ministero vigilerà affinché le nuove strutture entrino progressivamente a pieno regime. "Non basta aprirle, devono funzionare bene", sottolinea. Tra gli obiettivi indicati dal ministro c'è anche una campagna informativa rivolta ai cittadini per far conoscere i servizi offerti dalle Case della Comunità e la loro distribuzione sul territorio. A questo scopo il Ministero ha chiesto alle Regioni di predisporre una mappa delle strutture. Secondo Schillaci, una rete territoriale efficiente consentirà sia di alleggerire la pressione sui pronto soccorso sia di garantire una presa in carico più efficace di anziani e pazienti cronici attraverso équipe multidisciplinari.
Il ministro torna poi sul tema delle disuguaglianze territoriali, definendole "il problema più grave della sanità italiana". "È inaccettabile che l'accesso alle cure dipenda dal luogo in cui si vive o dal reddito", afferma, evidenziando come il Ministero stia accompagnando le Regioni nel percorso di rafforzamento dell'assistenza territoriale. Nel nuovo modello organizzativo, un ruolo centrale è affidato anche ai medici di medicina generale. Schillaci ricorda che i medici di famiglia sono già entrati nelle Case della Comunità grazie all'accordo nazionale e prospetta un'evoluzione della professione, con un'attività sempre più integrata e una formazione specialistica universitaria. "È importante che le scelte vengano fatte nell'interesse dei cittadini e non delle categorie", osserva, tornando anche sul dibattito relativo all'eventuale rapporto di dipendenza.
Tra le priorità del Ministero resta anche la riduzione delle liste d'attesa. Schillaci difende la piattaforma nazionale di monitoraggio, sostenendo che consentirà di individuare con maggiore precisione le cause dei ritardi, siano esse legate alla carenza di personale o di tecnologie, e di favorire interventi mirati da parte delle Regioni. "I primi dati mostrano già un miglioramento e una sana competizione tra le Regioni nel rispetto dei tempi", evidenzia. Infine, lo sguardo è rivolto alla prossima legge di Bilancio. Il ministro annuncia che a fine luglio incontrerà il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per chiedere un incremento del Fondo sanitario nazionale. "Al primo posto ci sono i professionisti sanitari: vogliamo più assunzioni e aumentare le loro remunerazioni", afferma. Dopo gli interventi avviati sugli infermieri, l'obiettivo è proseguire con il rafforzamento degli organici, anche per garantire il pieno funzionamento delle Case della Comunità, per le quali sono già stati stanziati 600 milioni di euro. "La sanità territoriale è la vera rivoluzione di questi anni", conclude Schillaci.