Un Fondo nazionale per l'uguaglianza nella salute, gestito dal Ministero della Salute, per sostenere le Regioni più in difficoltà nel garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e assicurare a tutti i cittadini le stesse opportunità di cura. È la proposta lanciata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) in vista della prosecuzione dell'iter parlamentare delle pre-intese sull'autonomia differenziata. Secondo la Federazione, qualsiasi ulteriore trasferimento di competenze alle Regioni dovrebbe essere accompagnato da un rafforzamento del ruolo di garanzia dello Stato, per evitare che si accentuino le disuguaglianze territoriali già esistenti nell'accesso ai servizi sanitari. "Prima di diversificare le competenze, rendiamo uguali le opportunità di cura", afferma il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli. "Le pre-intese approvate dal Senato aprono una riflessione importante sul futuro del Servizio sanitario nazionale. In un sistema nel quale l'organizzazione sanitaria è affidata alle Regioni, il trasferimento di ulteriori competenze rischia di accentuare differenze già oggi evidenti tra i territori".
Anelli precisa che quella della Federazione non è una posizione politica, ma una valutazione istituzionale e deontologica fondata sulla tutela del diritto alla salute. "Le Regioni che dispongono di maggiori risorse economiche e di una più solida capacità organizzativa potranno investire ulteriormente nella salute, mentre quelle che già oggi incontrano maggiori difficoltà potrebbero vedere ampliarsi il divario", osserva, ricordando come i dati sui Lea continuino a evidenziare forti differenze territoriali. Per la Fnomceo, il luogo di nascita o di residenza non può determinare la qualità delle cure ricevute dai cittadini. "Ce lo chiedono gli articoli 3 e 32 della Costituzione", sottolinea Anelli, evidenziando che, dopo oltre vent'anni di regionalizzazione della sanità, le disuguaglianze non si sono ridotte ma, al contrario, sono aumentate. Da qui la proposta di rafforzare il Ministero della Salute, attribuendogli maggiori poteri di indirizzo e governo e strumenti concreti per intervenire sulle criticità regionali. "Serve un Ministero della Salute forte, autorevole e dotato di effettivi poteri di indirizzo e di governo, oltre che di specifiche risorse economiche", afferma il presidente della Federazione. Secondo la Fnomceo, al dicastero dovrebbe essere affidato non solo il monitoraggio delle differenze tra Regioni e la verifica dell'erogazione dei Lea, ma anche la possibilità di sostenere concretamente i territori più in difficoltà.
In questo quadro si inserisce la proposta di istituire un Fondo nazionale per l'uguaglianza nella salute, concepito come strumento permanente di perequazione. L'obiettivo è rafforzare servizi, infrastrutture, reti assistenziali e disponibilità di professionisti sanitari nelle aree più fragili. "Non basta stabilire quali prestazioni debbano essere assicurate: occorre garantire che tutte le Regioni dispongano delle condizioni organizzative, professionali e finanziarie necessarie per erogarle in modo uniforme", spiega Anelli. La posizione della Federazione si inserisce nel solco delle mozioni già approvate all'unanimità dal Consiglio nazionale della Fnomceo, che in più occasioni ha chiesto che il percorso di autonomia differenziata non comprometta l'unità del Servizio sanitario nazionale e che restino allo Stato le competenze sulle professioni sanitarie, così da garantire standard omogenei di qualità delle cure su tutto il territorio nazionale. Tra gli aspetti che destano maggiore preoccupazione vi sono le intese relative alla "tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica", che consentirebbero alle Regioni di riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa, e quelle sulla Protezione civile. "L'autonomia può riguardare l'organizzazione dei servizi, ma non può riguardare l'intensità dei diritti", conclude Anelli. "La vera riforma di cui il Paese ha bisogno è rafforzare il Servizio sanitario nazionale, affinché ogni cittadino, ovunque viva, possa vedere garantito in modo uguale il proprio diritto alla salute".