Un emendamento di Forza Italia potrebbe cambiare le regole dell'esclusività per i medici del Servizio sanitario nazionale. La proposta, depositata nell'ambito della legge delega di riforma delle professioni sanitarie, punta infatti a consentire ai dirigenti medici e ai convenzionati di svolgere attività professionale anche presso strutture pubbliche o private accreditate, fuori dall'orario di servizio, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare le Case di comunità, favorire l'integrazione tra ospedale e territorio e contribuire alla riduzione delle liste d'attesa. La misura ha provocato l'immediata reazione di Anaao Assomed, che parla di un tentativo di modificare unilateralmente i vincoli contrattuali e annuncia lo stato di agitazione se l'emendamento non sarà ritirato.
La proposta, l'emendamento 3.24 a prima firma del deputato Roberto Bagnasco, interviene sull'attuale regime di incompatibilità previsto dalla legge 412 del 1991. Il testo prevede che i medici dipendenti del Ssn possano svolgere attività professionale aggiuntiva presso soggetti pubblici o privati accreditati, purché al di fuori dell'orario di lavoro, nel rispetto dei doveri d'ufficio e previa comunicazione all'azienda sanitaria di appartenenza. Secondo il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, la modifica consentirebbe di rafforzare la sanità territoriale, alleggerire la pressione sui pronto soccorso e favorire una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Anche Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di Forza Italia ed eurodeputata del Ppe, sostiene la necessità di superare una normativa "datata e rigida", rendendo più semplice l'impiego degli specialisti ospedalieri e ambulatoriali nelle Case di comunità.
Di tutt'altro avviso Anaao Assomed. "Non accettiamo che vengano superati unilateralmente i vincoli contrattuali per farci lavorare, secondo regole ancora sconosciute e a costo zero nelle Case di comunità", afferma il segretario nazionale Pierino Di Silverio. "Abbiamo ribadito più volte di non essere i tappabuchi di un sistema al collasso e abbiamo chiesto un tavolo di confronto. Come risposta apprendiamo dalla stampa questo tentativo maldestro e inaccettabile". Per il sindacato, l'eventuale attività dei medici nelle Case di comunità dovrebbe restare una scelta volontaria oppure essere legata all'attribuzione di incarichi gestionali. "Le regole non possono essere scritte senza consultarci. Se l'emendamento non verrà ritirato non esiteremo a proclamare lo stato di agitazione", conclude Di Silverio. L'emendamento sarà esaminato nei prossimi giorni dalla Commissione Affari sociali della Camera nell'ambito dell'iter della legge delega sulle professioni sanitarie.