
Il premier incaricato
Mario Draghi avanza verso la meta del suo governo e si vanno delineando i pilastri della sua azione con la sanità tra le priorità assolute e l'intenzione di imporre un cambio di passo alla campagna vaccinale, consapevole che solo la sua riuscita consentirà al Paese di ripartire e di lasciarsi alle spalle le restrizioni. Quali saranno i primi passaggi?
Più personale per vaccinare gli italiani, logistica adeguata in tutto il Paese per una somministrazione più rapida, priorità a insegnanti e personale scolastico, piattaforma digitale e call center per le prenotazioni e per avere in tempo reale l'andamento delle vaccinazioni. Un'accelerazione che il presidente incaricato vuole imprimere anche in virtu' delle "notizie positive" che sono in arrivo dall'Unione europea sui contratti con le case farmaceutiche: Bruxelles sta trattando per avere più dosi ed è ovvio che quando ci saranno bisognerà farsi trovare pronti. Va rivista dunque la logistica, per aumentare la distribuzione nelle regioni, e vanno incrementati i 'vaccinatori', magari attingendo ai volontari della Protezione Civile e alla sanità militare per accelerare le somministrazioni. Tempi più lunghi, invece, richiederà l'altro aspetto al quale Draghi ha fatto un accenno nei colloqui, la possibilità di produrre i vaccini in Italia. Anche se si raggiungessero gli accordi con le case farmaceutiche in tempi brevi, potrebbero servire mesi per adeguare gli impianti delle aziende.
Una volta insediato, l'ex presidente della Bce troverà sul suo tavolo il nuovo piano del ministero della Salute illustrato alle Regioni che prevede entro la fine di marzo l'arrivo di 14,5 milioni di dosi: 9,1 da Pfizer, 4,165 da Astrazeneca e 1,3 da Moderna. Se rimarrà così il piano o se sarà modificato lo si capirà nei prossimi giorni, anche se per Draghi si preannunciano questioni delicate con le Regioni a cominciare dalla volontà di alcune, Veneto in primis, di procedere autonomamente all'acquisto dei vaccini.