Servono fino a 15–30 minuti per compilare il Profilo sanitario sintetico (PSS) per ogni assistito, su una platea media di circa 1.500 pazienti per medico di medicina generale. È la stima indicata da SNAMI in una nota che segnala criticità operative legate all’introduzione del PSS nell’ambito del Fascicolo sanitario elettronico (FSE) 2.0.
Secondo il sindacato, l’attuale modello rischia di determinare un aggravio significativo dei tempi di lavoro, sottraendo spazio all’attività clinica. “Non è pensabile scaricare sui medici attività manuali complesse e dispendiose in termini di tempo”, afferma Matteo Picerna, sottolineando la necessità di sistemi automatizzati e interoperabili.
Tra le criticità segnalate figurano il mancato dialogo tra le piattaforme informatiche, la presenza di procedure eterogenee sul territorio e l’assenza di automatizzazione dei dati già disponibili nel sistema. In questo contesto, il medico è chiamato a svolgere attività di inserimento manuale che, secondo SNAMI, risultano “logisticamente insostenibili” rispetto ai carichi assistenziali.
Un ulteriore elemento riguarda l’organizzazione della responsabilità: l’attuale impostazione tende a concentrare sui medici di medicina generale la redazione e l’aggiornamento del PSS, anche nei casi di pazienti cronici e complessi, per i quali sarebbe invece necessaria una gestione multidisciplinare.
SNAMI evidenzia inoltre carenze sul piano formativo e segnala che, dove attivati, i percorsi di formazione non sempre risultano adeguati sotto il profilo clinico-organizzativo.
Alla luce di queste criticità, il sindacato propone l’introduzione di sistemi di automatizzazione dei dati, l’istituzione di un tavolo di governance dedicato al cambiamento digitale e il riconoscimento contrattuale del tempo necessario alla gestione del PSS. Tra le misure indicate anche una gradualità nell’implementazione e l’attivazione di percorsi formativi strutturati per i medici.
“Ogni processo di digitalizzazione sanitaria deve essere accompagnato da investimenti, formazione e valorizzazione economica del tempo professionale”, afferma Simona Autunnali, ribadendo che la tecnologia deve supportare l’attività clinica senza tradursi in un ulteriore carico amministrativo.
SNAMI chiede infine di proseguire il confronto con le istituzioni per definire modalità applicative sostenibili e garantire che il PSS resti uno strumento a supporto della continuità assistenziale, senza ridurre il tempo dedicato alla cura dei pazienti.