Un aumento dell’1% della spesa militare si associa a una riduzione dello 0,62% della spesa sanitaria pubblica. È quanto emerge da un’analisi pubblicata su The Lancet, firmata da Alhadi Khogali ed Elsara Badri, che evidenzia un rapporto diretto tra investimenti nella difesa e risorse destinate alla salute.
L’effetto risulta più marcato nei Paesi a basso reddito, dove un incremento dell’1% della spesa militare si traduce in una riduzione dello 0,96% delle risorse sanitarie. Secondo gli autori, con l’aumento dei bilanci della difesa a livello globale, il rapporto tra spesa militare e sanità assume un impatto diretto sulle popolazioni, in particolare nelle aree di conflitto.
L’analisi richiama dati relativi al periodo 1990-2017, che collegano i conflitti a circa 29,4 milioni di morti in eccesso per cause indirette, tra cui l’interruzione dei servizi sanitari. Viene inoltre evidenziato il peso degli effetti indiretti dei conflitti sui sistemi sanitari, tra cui danni alle strutture, interruzioni della catena di approvvigionamento e riduzione dell’accesso alle cure.
Secondo quanto riportato, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha verificato 13 attacchi contro strutture sanitarie in Iran dall’inizio del conflitto nel febbraio 2026. In Libano si registrano la chiusura di 43 centri di assistenza primaria e di due ospedali. Vengono inoltre segnalate criticità logistiche, con forniture sanitarie bloccate per un valore di 18 milioni di dollari e ripercussioni su oltre 50 richieste di emergenza provenienti da 25 Paesi.
Gli autori sottolineano che la copertura sanitaria universale deve essere garantita anche in contesti di conflitto, dove la domanda di assistenza aumenta. Nell’analisi viene inoltre indicata la necessità di considerare sanzioni e blocchi come determinanti sociali della salute e di assicurare la protezione delle strutture sanitarie e l’accesso agli aiuti umanitari.
Sul tema interviene anche la FNOMCeO. Il presidente Filippo Anelli richiama i dati pubblicati su The Lancet, sottolineando come “una maggiore spesa per gli armamenti e per le politiche di guerra porta a una contrazione degli investimenti per la salute dei cittadini”.
Secondo Anelli, il rapporto tra spesa militare e sanità ha effetti concreti sui sistemi di cura e sull’accesso alle prestazioni, in particolare nei contesti di conflitto, dove l’interruzione dei servizi sanitari rappresenta una delle principali cause indirette di mortalità. Il presidente richiama inoltre iniziative già avviate a livello europeo, tra cui la “Carta di Roma – la salute come investimento strategico”, che pone l’accento sul ruolo dei sistemi sanitari pubblici.