Politica e Sanità

feb32012

Marino (Pd): dati trapianti non sono positivi, anzi

Altro che quadro positivo, i dati del Ministero sui trapianti in Italia rivelano spreco di risorse e standard insufficienti. Riflessioni del senatore Pd Ignazio Marino, voce fuori dal coro di lodi che ha accompagnato la pubblicazione del Report 2011

Altro che quadro positivo, i dati del Ministero sui trapianti in Italia rivelano spreco di risorse e standard insufficienti. Riflessioni del senatore Pd Ignazio Marino, voce fuori dal coro di lodi che ha accompagnato la pubblicazione del Report 2011 su donazioni e trapianti in Italia.

Senatore, nel divulgare i dati il Ministero parla di un «quadro molto positivo per il nostro paese». Perché lei dissente?
A leggere quelle stesse cifre, io dico invece che il sistema nazionale trapianti ha urgente bisogno di una riorganizzazione. Tra i 110 centri di trapianto esistenti in Italia, quelli che non rispettano i parametri fissati dal Cnt (Centro nazionale trapianti, ndr) sono perfino troppi.

Si spieghi meglio…
Dieci anni fa, quando ero nel Cnt, fissammo gli standard minimi che i Centri trapianti territoriali avrebbero dovuto soddisfare, sulla base delle evidenze provenienti dalla letteratura internazionale. Per esempio, una struttura specializzata nel trapianto del cuore dovrebbe eseguire almeno 25 interventi l’anno, cioè due al mese. Stesso discorso per il trapianto del fegato, mentre per il rene servono 30 interventi in un anno.

E i dati 2011 che dicono?
Prendiamo Roma: risultano in attività cinque centri per il trapianto del fegato ma nessuno arriva a 25 interventi all’anno. Sa che vuol dire? Che il Ssn spende per tenere in funzione h24 cinque team chirurgici, cinque team di anestesia, cinque team di anatomia patologica e via di seguito. Invece ne basterebbero molti di meno: nella Capitale cinque centri eseguono in un anno poco meno di un centinaio di interventi, a Torino una sola struttura ne fa 137.

Insomma si spreca denaro pubblico…
Proprio quando si chiedono ai cittadini sacrifici sotto forma di nuovi ticket per finanziare la Sanità. Faccio mio due concetti espressi dal presidente Monti nel suo primo intervento alla Camera come capo del governo: benchmarking e spending review. Ce n’è bisogno anche nel Ssn.

Stessa querelle che ha recentemente investito i punti nascita…
Esatto. Perché a parte i soldi, è anche un problema di qualità delle cure. C’è un articolo del New England Journal of Medicine, dicembre 1999, che dimostra senza appello l’esistenza di una relazione tra un basso numero di interventi ad alta complessità e un più elevato rischio d’errore.

Quindi?
Quindi il Cnt non solo dovrebbe emanare le regole, ma dovrebbe anche applicarle. Se ne occuperà anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn di cui sono presidente. Abbiamo già messo in agenda una ricognizione, acquisiremo dati ed effettueremo audizioni, vogliamo capire come stanno le cose.


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