I dati disponibili sul recupero della vista annunciato a Torino dopo una procedura definita di “trasloco biologico” non consentono ancora una valutazione scientifica completa. Lo afferma la Società Oftalmologica Italiana, che chiede al gruppo autore dell’intervento di rendere pubblici protocolli, criteri di selezione, follow-up ed eventuali insuccessi.
Secondo la SOI, le informazioni diffuse riguardano il risultato ottenuto in un singolo paziente e non risultano, al momento, pubblicazioni scientifiche che permettano una verifica indipendente da parte della comunità oftalmologica internazionale.
La società scientifica sottolinea che non sono disponibili dati sul livello di funzione visiva precedente all’intervento, sull’entità effettiva del recupero misurata con metodiche standardizzate e sulla sua stabilità nel tempo. Mancano inoltre informazioni sulla qualità della funzione visiva raggiunta, sulle eventuali complicanze e sulla possibilità di riprodurre la procedura in altri centri specializzati.
“Le notizie diffuse in questi giorni circa il recupero della vista ottenuto attraverso una procedura definita di ‘trasloco biologico’ hanno inevitabilmente alimentato grandi aspettative in migliaia di persone affette da cecità o da gravissime patologie oculari”, afferma la SOI.
L’assenza di questi elementi, prosegue la società, non consente di stabilire se si tratti di un caso clinico isolato, di una procedura nelle prime fasi di sviluppo o di una tecnica destinata in futuro a modificare la pratica clinica.
La SOI ricorda che la chirurgia retinica rappresenta uno degli ambiti più complessi della medicina e sostiene che, sulla base delle conoscenze pubblicate e dei dati clinici disponibili, non esistono ancora evidenze consolidate che dimostrino la capacità dell’autotrapianto retinico di ripristinare in modo stabile, riproducibile e clinicamente significativo una funzione visiva utile nei pazienti affetti da cecità.
Per queste ragioni, la società considera prematuro presentare il risultato come una svolta terapeutica. L’invito rivolto al gruppo di ricerca è di sottoporre protocolli e risultati al normale processo di revisione tra pari e di verifica indipendente.
“La speranza rappresenta una componente essenziale del rapporto di cura. Proprio per questo motivo essa deve poggiare esclusivamente su risultati scientificamente verificati, riproducibili e condivisi dalla comunità internazionale”, conclude la SOI.
La società scientifica ribadisce infine la necessità di distinguere tra sperimentazione clinica e terapia validata, per evitare che i pazienti sviluppino aspettative non ancora sostenute da evidenze sufficienti.