Attualità
Covid-19
19/08/2024

Covid-19, casi e ricoveri stabili in Italia ma crescono nel resto del mondo. I dati

I casi di Covid-19 in Italia registrano un andamento sostanzialmente stabile nell'ultima settimana, con un calo delle nuove infezioni del 9,7%

covid

I casi di Covid-19 in Italia registrano un andamento sostanzialmente stabile nell'ultima settimana, con un calo delle nuove infezioni del 9,7% per un totale di 16 297 casi. Anche l'impatto sugli ospedali è stabile e limitato. Lo indica il monitoraggio settimanale di Istituto Superiore di Sanità e ministero della Salute. Non si può dire lo stesso per il resto del mondo dove, invece, si registra un aumento di casi e decessi di Covid, come emerge dall’ultimo aggiornamento epidemiologico Covid-19 dell'Organizzazione mondiale della sanità. Dal 24 giugno al 21 luglio sono stati identificati 186 mila nuovi contagi in 96 paesi, segnalati oltre 23mila nuovi ricoveri e più di 600 nuovi ingressi in terapia intensiva. Dall'inizio della pandemia fino al 21 luglio 2024 sono oltre 775 milioni i casi Covid confermati nel mondo e più di 7 mln i decessi. La situazione varianti. "JN.1 è la variante di interesse (Voi) più segnalata, registrata 135 paesi e rappresenta il 25,7% delle sequenze. In discesa rispetto al dato del 30,2% del periodo precedente - si legge nel report - mentre KP.3.1.1 e LB.1, i lignaggi discendenti di JN.1, hanno mostrato una prevalenza crescente a livello globale: rappresentando il 18,6% e il 9,3% rispettivamente delle sequenze nella settimana terminata il 21 luglio.

In Italia

La variante JN.1, con tutti i suoi sotto-lignaggi (incluso KP.3.1.1), si conferma predominante, in accordo con quanto osservato in altri Paesi L'indice di trasmissibilità Rt scende sotto la soglia epidemica di 1, calcolato con dati aggiornati al 14 agosto 2024 e basato sui casi con ricovero ospedaliero al 6 agosto. Risulta infatti di 0,89, con un margine di errore compreso fra 0,83 e 0,95, in calo rispetto al 30 luglio, quando era di 1,11 (1,04-1,19). Al 14 agosto l'occupazione dei posti letto in area medica è pari a 3,5% (2.174 ricoverati), sostanzialmente stabile rispetto alla settimana precedente era del (3,3% al 7 agosto); è sostanzialmente stabile anche l'occupazione dei posti letto in terapia intensiva, pari a 0,7% (64 ricoverati), rispetto allo 0,6% del 7 agosto. I tassi di ricoveri e mortalità sono più elevati nelle fasce di età più alte, pari a 71 per un milione di abitanti nella fascia fra 80 e 89 anni e a 116 per un milione di abitanti oltre i 90 anni. Il tasso di ricovero in terapia intensiva nelle fasce 70-79, 80-89 e oltre 90 anni è rispettivamente pari a 2,1 e 1 per un milione di abitanti; il tasso di mortalità nelle fasce 80-89 e oltre 90 anni è rispettivamente pari a 4 e 29 per un milione di abitanti. I casi di Covid-19 diagnosticati e segnalati dall'8 al 14 agosto sono stati 28 su 100mila abitanti, "sostanzialmente stabili" rispetto alla settimana dal primo al 7 agosto, nella quale i casi sono stati 31 casi su 100.000 abitanti. Dall'8 al 14 agosto, inoltre, l'incidenza settimanale dei casi diagnosticati e segnalati risulta sostanzialmente stabile nella maggior parte delle Regioni e Province autonome rispetto alla settimana precedente. L'incidenza più elevata è stata riportata in Sardegna (65 casi per 100mila abitanti) e la più bassa nelle Marche (1 caso per 100mila abitanti). Le fasce di età che registrano il più alto tasso di incidenza settimanale sono quelle comprese fra 80 e 89 anni e oltre 90 anni. L'incidenza settimanale è stabile nella maggior parte delle fasce d'età e l'età mediana alla diagnosi è di 59 anni, stabile rispetto alla settimana precedente. Stabile anche la percentuale di reinfezioni, pari al 47% circa. Infine, all'11 agosto, i dati preliminari relativi al luglio 2024 evidenziano la co-circolazione di differenti sotto-varianti di JN.1 attenzionate a livello internazionale. Tra queste, in crescita la proporzione di sequenziamenti attribuibili a KP.3.1.1, oggetto di monitoraggio internazionale.

Il mistero degli over 90

E' un mistero, quello che emerge dai dati sull'andamento dei ricoveri e dei decessi per Covid-19 nelle ultime settimane e riguarda le persone di oltre 90 anni. "I dati indicano che oltre l'80% dei deceduti ha più di 90 anni e contemporaneamente indicano che nelle terapie intensive non ci sono quasi ricoverati di quell'età", osserva il virologo Francesco Broccolo, dell'Università del Salento, riferendosi a quanto è riportato nel monitoraggio. Viene indicato, infatti, che i tassi di ricoveri e mortalità sono più elevati nelle fasce di età più alte, fino ad arrivare a 116 per un milione di abitanti oltre i 90 anni e che in quella stessa fascia d'età il tasso di ricovero nelle unità di terapia intensiva è di 1 per un milione di abitanti dal primo luglio scorso; dal 6 maggio al 24 giugno erano pari a zero. Nello stesso periodo e sempre oltre i 90 anni, il tasso di mortalità è progressivamente aumentato da 1 per un milione di abitanti, registrato il 6 maggio a 11 dell'8 luglio fino a 29 per un milione di abitanti del 5 agosto. "Nelle terapie intensive non ci sono quasi over 90, ma non muoiono a casa considerando che le persone in questa fascia d'età ricoverate nei reparti ordinari sono moltissime", rileva il virologo riferendosi al fatto che i ricoveri degli ultranovantenni sono aumentati da 13 per un milione di abitanti del 6 maggio a 110 dell'8 luglio e ai 173 del 29 luglio, per scendere ai 116 del 6 agosto. Per il virologo è quindi opportuno chiedersi come mai gli ultranovantenni ricoverati nei reparti ordinari non finiscano nelle terapie intensive. "Il decorso della malattia è lieve, si tratta di forme moderate che non fanno innalzare i parametri di saturazione, come quelli relativi alle trombo-embolie, e gli altri parametri critici che richiedono il ricovero in terapia intensiva", osserva Broccolo. "Molti di questi pazienti - prosegue - non manifestano quindi eventi acuti o sintomi clinici gravi tali da giustificare un ricovero in rianimazione. Tuttavia, ciò non significa che non siano a rischio di un'evoluzione sfavorevole della malattia". Prevedere questo rischio è possibile utilizzando test come quelli basati su biomarcatori specifici per Covid-19, come il suPar, osserva il virologo. "Sono test disponibili, ma che non vengono utilizzati nella pratica clinica. Eppure, attraverso questo biomarcatore ormai ben validato sarebbe possibile predire i casi critici, misurando il livello di attivazione nella risposta immunitaria già al momento del ricovero, e questa strategia - conclude - potrebbe migliorare la gestione clinica riducendo ulteriormente la mortalità tra i pazienti più vulnerabili".


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