Non sono i colpi di calore in senso stretto a riempire i Pronto soccorso durante le ondate di calore, ma il peggioramento di patologie croniche già presenti. È il messaggio che la Simeu (Società italiana di medicina di emergenza-urgenza) ha portato al ministero della Salute durante la riunione della Cabina di regia sull'emergenza caldo, facendo chiarezza su uno degli aspetti meno conosciuti dell'impatto delle temperature estreme sul sistema sanitario. Secondo la società scientifica, nei periodi di caldo intenso gli accessi ai Pronto soccorso italiani aumentano in media del 15%, ma il dato va interpretato correttamente. "Non è il numero, ma il peso degli accessi", sottolinea la Simeu, evidenziando come si tratti di pazienti spesso più complessi e fragili.
A spiegare il fenomeno è stato Mario Guarino, vicepresidente nazionale della Simeu e direttore della Medicina d'emergenza-urgenza dell'ospedale CTO di Napoli. "La grande maggioranza di questi pazienti non arriva in pronto soccorso per un colpo di calore in senso stretto, ma per lo scompenso acuto di patologie croniche preesistenti", ha chiarito. Tra le condizioni che più frequentemente si aggravano con le alte temperature figurano scompenso cardiaco, insufficienza renale, diabete, malattie respiratorie e demenze, tutte favorite dall'esposizione prolungata al caldo. Secondo gli specialisti dell'emergenza-urgenza, l'impatto delle temperature elevate sulle persone più fragili è ampiamente documentato dalla letteratura scientifica. La Simeu richiama una meta-analisi internazionale che ha esaminato 623 studi, dalla quale emerge come ogni incremento di 1 grado centigrado della temperatura sia associato a un aumento della morbilità e della mortalità negli anziani, con rischi particolarmente elevati nelle aree a clima mediterraneo. Tra i fattori che contribuiscono agli accessi in ospedale c'è anche un aspetto spesso sottovalutato: la gestione della terapia farmacologica. Molti medicinali assunti quotidianamente dai pazienti cronici, come diuretici, betabloccanti, antidepressivi e antipsicotici, possono infatti interferire con i meccanismi di termoregolazione dell'organismo, aumentando la vulnerabilità alle alte temperature.
A sostegno di questa tesi, la Simeu cita uno studio condotto su pazienti assistiti dal programma Medicare negli Stati Uniti, che ha evidenziato come l'impiego di farmaci "termosensibilizzanti" sia associato a un maggiore rischio di ricovero correlato al caldo per tutta la stagione estiva, anche in assenza di vere e proprie ondate di calore. "Venendo a mancare un'adeguata riconciliazione farmacologica in previsione del repentino innalzamento delle temperature e dell'umidità, crolla il già labile equilibrio che tiene in piedi questi pazienti, e il pronto soccorso diventa l'inevitabile approdo di questo fallimento preventivo", ha affermato Guarino, indicando nella revisione preventiva delle terapie uno degli strumenti più importanti per ridurre gli accessi evitabili. L'emergenza caldo, osserva inoltre la società scientifica, mette in evidenza anche le disuguaglianze sociali. "Il caldo colpisce in modo diseguale e il pronto soccorso è il luogo dove questa disuguaglianza diventa visibile", ha spiegato Guarino. Tra i pazienti più esposti figurano anziani soli, persone senza dimora, migranti e cittadini in condizioni di marginalità sociale, che spesso trovano nel Pronto soccorso l'unico punto di accesso alle cure. Per la Simeu, i dipartimenti di emergenza rappresentano anche un osservatorio privilegiato degli effetti che i cambiamenti climatici stanno producendo sulla salute della popolazione. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi e peggioramento della qualità dell'aria si riflettono infatti quotidianamente sull'attività assistenziale. Per questo, conclude la società scientifica, i dati raccolti nei Pronto soccorso potrebbero alimentare sistemi di sorveglianza e allerta precoce in una prospettiva One Health, contribuendo a migliorare la capacità di prevenzione e risposta del Servizio sanitario nazionale di fronte agli effetti del cambiamento climatico.