Attualità
Natalità
16/05/2024

Natalità, nel 2023 in Italia nascite al minimo storico. I dati Istat

Il 2023 ha fatto registrare l'ennesimo minimo storico in termini di nascite: il numero medio di figli per donna scende da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023

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"Il 2023 ha fatto registrare l'ennesimo minimo storico in termini di nascite" in Italia. "Nonostante una riduzione dell'8% dei decessi rispetto al 2022, il saldo naturale della popolazione resta fortemente negativo. Negli ultimi anni, inoltre, si è ridotto l'effetto positivo che la popolazione straniera ha esercitato sulle nascite a partire dai primi anni Duemila". Lo rileva l'Istat nel suo Rapporto annuale. A pesare sulla diminuzione delle nascite è la fecondità perché il numero medio di figli per donna scende da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi al minimo storico di 1,19 figli registrato nel 1995. La fecondità delle italiane è pari a 1,18 figli in media per donna (2022), stesso valore dell'anno precedente; quello delle straniere arriva a 1,86 (era 1,87 nel 2021). “Una situazione preoccupante”, commenta così la fotografia sulla natalità Ermanno Greco, Presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.). “A pesare sono le scelte di genitorialità, ma incidono anche le politiche attuate per sostenere il desiderio di diventare genitori, insieme alla scarsa valorizzazione strutturale delle famiglie. In questo contesto, un altro punto debole riguarda la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, che, nonostante il recente aggiornamento delle sue linee guida, avrebbe bisogno di ulteriori modifiche, come ad esempio una regolamentazione unica e organica sulla gestione del materiale congelato. La Pma attualmente in Italia contribuisce al 3% circa delle nascite, vale a dire circa 11mila nati. Rilevante, inoltre, l’aumento del numero di interventi, che secondo l’ultima Relazione al Parlamento sono passati da 90mila a 110mila”, sostiene.

L'istituto osserva che gli attuali giovani "hanno transizioni sempre più protratte verso l'età adulta". Nel 2022, il 67,4% dei 18-34enni vive in famiglia (59,7% nel 2002), con valori intorno al 75% in Campania e Puglia. Si posticipano anche la nuzialità e la procreazione. Nel 2022, l'età media al (primo) matrimonio è di 36,5 anni per lo sposo (31,7 nel 2002) e 33,6 per la sposa (28,9 nel 2002); quella della prima procreazione per le donne è salita a 31,6 anni, contro 29,7 nel 2002. In Italia rileva ancora il report mancano 200mila bambini perché 30 anni fa non sono nati i potenziali genitori. "Il consistente calo delle nascite degli anni più recenti ha radici profonde sottolinea l'istituto ed è dovuto alle scelte di genitorialità (meno figli e sempre più tardi) da parte delle coppie italiane di oggi e di quelle di ieri". La decisione di fare meno figli 30 anni fa, sottolinea dunque l'Istat, oggi ha portato ad un minor numero di potenziali genitori. A questo si aggiungono ovviamente le scelte delle famiglie di oggi, in linea con quelle di ieri. “Il calo demografico registrato negli ultimi decenni è allarmante osserva Greco e gli studi ci informano di una forte riduzione della fertilità umana in entrambi i sessi. Le cause sono molteplici, dall’alimentazione, allo stile di vita, allo stress. E soprattutto l’inquinamento atmosferico, infatti la circolazione nell’aria di particelle sottili è per il corpo umano un fattore di alta pericolosità. A questo precisa si aggiunge la continua posticipazione dell’età in cui si sceglie di mettere al mondo il primo figlio. Oggi l’età media di accesso della donna a un Centro di fecondazione assistita è superiore ai 38 anni e ciò causa notevoli ripercussioni sulle percentuali di successo dell’intervento. Pertanto, come ribadito nelle linee guida, la coppia deve consultare un Centro di medicina della riproduzione se dopo un anno di rapporti liberi non protetti (non rapporti mirati nel periodo ovulatorio) non ottiene il concepimento, o solo dopo sei mesi se la donna ha più di 35 anni” conclude Greco.

Dal report emerge anche che i giovani tra 16 e 24 anni negli ultimi 20 anni hanno ridotto il consumo di bevande alcoliche e l'abitudine al fumo, ma aumenta l'eccesso di peso. Secondo il rapporto, l'eccesso di peso è passato dal 10,6% del 2003 al 15,6% del 2023, con un incremento più marcato a partire dal 2017. Tra il 2003 e il 2023 si riduce tra i giovani il consumo giornaliero di bevande alcoliche (dall'11,2% al 4,8%), ma si osserva l'aumento del consumo occasionale (dal 56,3% al 59,1%) e di quello fuori pasto (dal 35,5% al 39,7%). Anche l'abitudine al fumo si riduce tra i 16 e i 24 anni (dal 24,2% del 2003 al 19,9% del 2023), ma si registra un incremento di nuove tipologie di consumo di tabacco e nicotina. La sigaretta elettronica è passata dallo 0,8% del 2014 all'8,6% nel 2023. Il tabacco riscaldato non bruciato, monitorato a partire dal 2021, è passato dal 4,6% all'8,4%. Negli ultimi 20 anni aumenta la pratica sportiva tra i giovani (dal 54,2% del 2003 al 57,7% del 2023). Parallelamente, si è osservato un lieve aumento dell'attività fisica (dal 18,7% al 20,6%). Queste dinamiche si riflettono in una riduzione della sedentarietà tra i giovani (dal 26,6% del 2003 al 21,7% del 2023). Nel 2023 oltre la metà dei giovani di 16-24 anni esprime un voto tra 8 e 10 per la propria vita. Le dimensioni con i livelli di soddisfazione più elevata sono il tempo libero e la salute, ambiti in cui è massima la differenza con il resto della popolazione. Quanto alla soddisfazione economica, nel 2023 4 ragazzi su 10 di 16-24 anni si dichiarano poco o per niente soddisfatti.

TAG: Istat
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