Un gruppo di oncologi radioterapisti dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, che anima la Fondazione radioterapia oncologica (Fro) - che da oltre trent’anni è impegnata a promuovere la ricerca scientifica in ambito radioterapico e a migliorare l’assistenza delle persone colpite da tumore - ha coordinato una Consensus internazionale per migliorare la cura delle donne con carcinoma mammario: il documento, pubblicato su “The Lancet Oncology”, per la prima volta evidenzia come sfruttare al meglio l’efficacia combinata di radioterapia e farmaci nella cura del tumore della mammella.
Il documento di consenso, presentato in un incontro a Milano, è stato messo a punto dai massimi esperti a livello mondiale – coordinati appunto dal gruppo di oncologi radioterapisti italiani – e illustra, anche attraverso chiare tabelle esplicative, se, come, quando e quanto, a seconda della specifica terapia farmacologica, la radioterapia può essere integrata efficacemente nel percorso di cura. Una “guida” dal valore clinico inestimabile, perché contribuirà in modo decisivo a estendere l’utilizzo della radioterapia nei diversi tipi di tumore della mammella, come ripetutamente auspicato dalla comunità scientifica internazionale: auspicio sinora purtroppo disatteso, proprio per la difficoltà dei clinici di destreggiarsi nella scelta riguardo all’associazione fra farmaci e terapia radiante, dovuta esattamente all’assenza – oggi colmata – di un indirizzo univoco da parte della comunità scientifica mondiale.
Nel documento, patrocinato dalla Società europea di Radioterapia oncologica (Estro), emerge chiara la necessità di integrare dati prospettici sulla radioterapia nei trial clinici di nuovi agenti antitumorali al fine di ottenere informazioni su sicurezza, qualità ed efficacia della combinazione del trattamento radioterapico e farmacologico, ottimizzando in questo modo la cura delle pazienti con carcinoma della mammella, sia in fase precoce che avanzata. Nell’ottica di una sempre maggiore personalizzazione del percorso di cura, l’integrazione dei dati consentirebbe, inoltre, di identificare sottogruppi di donne con particolari caratteristiche tumorali, fattori di rischio o biomarcatori, che potrebbero beneficiare maggiormente dell’approccio sinergico tra chemioterapia e radioterapia. Per ottenere adeguati report di dati sull’efficacia combinata di farmaci e radioterapia, è, pertanto, auspicabile che l’oncologo radioterapista sia coinvolto fin da subito nel disegno degli studi clinici, favorendo in questo modo un approccio multidisciplinare alla cura della malattia oncologica.
«La pubblicazione della Consensus su una rivista così prestigiosa come “The Lancet Oncology” è un importante traguardo per l’intera comunità medico-scientifica: le raccomandazioni rappresentano, infatti, il primo documento internazionale sulla sicurezza dell’associazione delle nuove chemioterapie con la radioterapia nella cura del tumore della mammella, sia in fase iniziale che avanzata. Sebbene l’approccio sinergico della terapia radiante con i nuovi farmaci costituisca spesso un binomio vincente per la cura di questa come di altre patologie oncologiche, le evidenze scientifiche su trial di larga scala erano al momento limitate. Il raggiungimento di questa Consensus consente di colmare tale lacuna» dichiara Icro Meattini, professore associato di Radioterapia oncologica presso l’Università degli studi di Firenze, direttore della Breast Unit dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze e primo autore della Consensus.
Uno dei messaggi chiave che emerge dal consensus è la richiesta di dati di sicurezza a lungo termine relativi anche alla radioterapia quando tale approccio terapeutico viene associato a nuovi agenti tumorali per le pazienti con carcinoma mammario sia in fase precoce che avanzata. È inoltre fortemente raccomandato l'avvio di studi di ricerca prospettici per ottenere adeguati report di dati su qualità ed efficacia della combinazione tra radioterapia-farmaci. È pertanto auspicabile una maggiore collaborazione tra i professionisti che hanno in carico la cura del tumore mammario. L'oncologo radioterapista deve essere coinvolto dall'inizio nel disegno degli studi clinici indipendentemente dal fatto che i trial abbiano come obiettivo primario quello di sperimentare un nuovo farmaco.
«L'ottenimento di queste linee guida sottolinea il valore della radioterapia che rappresenta un'arma fondamentale a disposizione del clinico per la cura del tumore mammario e, in generale, di diverse patologie oncologiche. Tuttavia, ancora oggi sussistono molti pregiudizi e ‘falsi miti’ in merito a essa. Pur essendo infatti uno dei pilastri del trattamento contro il cancro, la radioterapia continua a essere sottovalutata, spesso associata alla palliazione e avvolta da un alone di disinformazione e diffidenza. La radioterapia invece è a tutti gli effetti una scienza oncologica che cura alla stregua della chirurgia di cui non dobbiamo temere ma che deve essere correttamente inserita all'interno dell'iter terapeutico del paziente» sottolinea Lorenzo Livi, direttore dell'Unità di Radioterapia oncologica, dipartimento di Oncologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze e tra i coordinatori della Consensus.
A questo proposito, Gabriele Simontacchi, dirigente medico I livello, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, vice direttore reparto di Radioterapia oncologica e consigliere della Fro, evidenzia come spesso i pazienti non siano consapevoli di quanto sia cambiata la radioterapia negli ultimi trent’anni e di come l’evoluzione tecnologica abbia portato a elevati livelli di efficacia e di tossicità ridotta in tutti i tumori solidi, dimostrando in molte indicazioni un’equivalenza di esiti rispetto all’ormonoterapia e alla chirurgia, spesso con minori rischi. «È il caso, per esempio, dei tumori del distretto testa-collo» aggiunge Viola Salvestrini, dirigente medico I livello, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze «in cui la sola radioterapia è spesso curativa dopo un numero limitato di sedute e permette di risparmiare esiti chirurgici».
Lancet Oncol. 2024 Feb;25(2):e73-e83. doi: 10.1016/S1470-2045(23)00534-X.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38301705/
Arturo Zenorini