Abemaciclib, inibitore di CDK4/6, in combinazione con la terapia ormonale in prima linea ha registrato una sopravvivenza globale mediana di più di 5,5 anni nelle donne con tumore della mammella metastatico. Lo dimostrano i risultati dello studio clinico MONARCH 3, discussi in una presentazione late-breaking durante il San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2023.
Abemaciclib è il primo e unico inibitore di CDK4/6 approvato per il trattamento dei pazienti con tumore del seno precoce (EBC) con linfonodi positivi e ad alto rischio. Abemaciclib è approvato per il trattamento dei pazienti con tumore al seno HR+, HER2- nel setting adiuvante ad alto rischio e nel setting metastatico.
MONARCH 3 ha valutato abemaciclib in combinazione con un inibitore dell’aromatasi (AI) rispetto al solo AI come terapia endocrina iniziale nelle pazienti in post-menopausa con tumore del seno avanzato o metastatico positivo al ricettore ormonale (HR+), negativo al recettore del fattore di crescita umano epidermico di tipo 2 (HER2-).
Le pazienti trattate con abemaciclib e un inibitore dell’aromatasi hanno visto aumentare sia la sopravvivenza globale mediana sia la sopravvivenza mediana libera da progressione rispetto al braccio di controllo.
Non sono stati osservati nuovi segnali di sicurezza nell’utilizzo a lungo termine.
Al Congresso sono stati presentante anche le analisi dello studio EMBER imlunestrant (SERD orale) in combinazione con abemaciclib e Imlunestrant (SERD orale sperimentale). Al follow-up prolungato di 5,5 mesi dall’ultima divulgazione, imlunestrant più abemaciclib con o senza un AI ha dimostrato un tasso di risposta oggettiva (ORR) del 62% e 32%, rispettivamente, e un tasso di beneficio clinico (CBR) del 79% e 71%, rispettivamente.
“In Italia vivono circa 52mila persone con tumore della mammella metastatico1, un numero in costante aumento – sottolinea Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM -. Queste pazienti devono essere prese in carico da un team multidisciplinare, cioè dai centri di senologia, in grado di intercettare e soddisfare il loro bisogno di cura globale e duraturo. Le terapie ormonali sono abitualmente utilizzate per il trattamento del carcinoma della mammella metastatico dipendente dal recettore per gli estrogeni. Tuttavia, queste pazienti sviluppano spesso resistenza alle terapie ormonali attualmente disponibili per la malattia avanzata e vanno incontro a progressione del tumore. Da qui la necessità di trattamenti ancora più efficaci”.
“Al follow-up a otto anni, quando la storia naturale del carcinoma mammario metastatico inizia ad avere un impatto sostanziale sulla sopravvivenza delle pazienti, è molto incoraggiante vedere che abemaciclib in combinazione con un inibitore dell’aromatasi ha prodotto una differenza di sopravvivenza nelle donne a rischio ancora più elevato a causa della malattia viscerale”, afferma Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova.
“I dati supportano il ruolo di abemaciclib nella sopravvivenza delle donne con carcinoma mammario metastatico HR+, HER2-”, spiega Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli. “Una mediana di sopravvivenza di 5,5 anni significa che metà delle donne vive più di 5 anni e mezzo. Gli inibitori di CDK4/6, inoltre, permettono di evitare il ricorso alla chemioterapia in prima linea o di posticiparla, con grandi vantaggi in termini di qualità di vita e di minori tossicità”.