I ricercatori del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino dell’Università di Padova, hanno dimostrato che i farmaci che agiscono sul metabolismo delle cellule tumorali, comunemente chiamati antimetaboliti, sono particolarmente attivi nel trattamento delle cellule tumorali resistenti alle terapie.
La resistenza alla chemioterapia è considerata una delle principali cause di recidiva tumorale e i ricercatori devono ancora riuscire a capire i meccanismi molecolari che ne determinano l'insorgenza. Questo è particolarmente rilevante per il medulloblastoma, un tumore cerebrale pediatrico ancora difficile da curare e spesso refrattario alla chemioterapia. Sebbene i meccanismi più ampiamente accettati che spiegano lo sviluppo della resistenza siano basati sull'acquisizione di alterazioni genetiche che colpiscono i bersagli dei farmaci, i risultati più recenti suggeriscono il potenziale coinvolgimento di numerosi fattori molto diversi dipendenti da meccanismi non mutazionali. Peraltro, le attuali opzioni terapeutiche prevedono l’utilizzo di farmaci solo parzialmente efficaci, che causano anche numerosi effetti collaterali per i piccoli pazienti. Ciò lascia spazio a potenziali recidive, insieme alle conseguenze a volte durature dei farmaci.
Nello studio, pubblicato sulla rivista internazionale Acta Neuropathologica Communications, i ricercatori, coordinati dal Prof. Giampietro Viola e dal Dott. Luca Persano del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino dell’Università di Padova, hanno caratterizzato e sottoposto a screening farmacologico ad alto rendimento in vitro modelli resistenti alla chemioterapia di medulloblastoma. Gli studiosi hanno sottoposto ciclicamente le cellule di medulloblastoma derivate dai pazienti a diverse combinazioni tra più di 2000 già noti nella pratica clinica.
Grazie a questi esperimenti i ricercatori hanno mostrato che le cellule resistenti alla chemioterapia sono in grado di stravolgere completamente molteplici processi intracellulari. Le cellule tumorali contrastano i danni provocati dai farmaci, si adattano ai trattamenti farmacologici e soddisfano le esigenze di nutrienti. Questa riconfigurazione metabolica può però trasformarsi nel loro tallone di Achille. Infatti, dopo aver caratterizzato il profilo genetico e trascrizionale delle cellule chemoresistenti, i ricercatori hanno individuato 16 antimetaboliti, quasi tutti facenti parte della classe degli analoghi delle purine, particolarmente efficaci nel contrastare la crescita delle cellule dei medulloblastomi chemoresistenti.
Questo risultato è particolarmente rilevante, dal momento che molti dei farmaci identificati sono già approvati e attualmente impiegati nel trattamento di altre neoplasie, anche pediatriche, facilitando così il loro potenziale futuro impiego anche nel contesto del medulloblastoma.
«Gli studi sulla resistenza alla chemioterapia – dice Elena Mariotto, prima autrice dell’articolo – sono un buon sistema per studiare la resistenza farmacologica e il suo impatto sulla prognosi del medulloblastoma. Possono infatti almeno in parte sopperire alla mancanza di campioni di recidive, una lacuna che può ostacolare l’identificazione dei fattori molecolari responsabili della ricrescita del tumore in seguito alla terapia».
«Nonostante siano molto promettenti, questi risultati chiariscono solo una piccola parte dei potenziali meccanismi con cui le cellule tumorali sfuggono alle terapie– spiegano il Prof. Giampietro Viola e il Dott. Luca Persano – Anche per questo saranno un punto di partenza per ulteriori studi finalizzati alla caratterizzazione dei processi che sostengono la resistenza terapeutica nei tumori cerebrali pediatrici e l’identificazione di potenziali bersagli farmacologici».