Attualità
11/07/2022

Vaiolo scimmie, dalla biologia alla prevenzione a che punto è la ricerca sull'epidemia emergente

Emergono sempre più nuove ricerche e informazioni sull'epidemia di vaiolo delle scimmie che ad oggi ha colpito più di 7000 persone e 54 Stati in tutto il mondo: dai sintomi alle proprietà intrinseche del virus fino all'efficacia dei vaccini ecco tutte le ultime novità della ricerca.

Il virus del vaiolo delle scimmie si sta evolvendo molto più velocemente di quanto ci si aspetterebbe, secondo i nuovi dati di un nuovo studio pubblicato su Nature Communication.
Gli orthopoxvirus, il genere a cui appartiene il vaiolo delle scimmie, sono grandi virus a DNA che, solitamente, hanno solo una o due mutazioni per anno (in confronto, il Sars-CoV-2 è stimato abbia più di due mutazioni ogni mese). Ci si aspetterebbe quindi che, rispetto agli ultimi grandi focolai registrati nel 2017/2018, le sequenze trovate abbiano da cinque a 10 mutazioni rispetto al ceppo trovato nel 2022.
Invece, nello studio, i ricercatori, analizzando le sequenze messe a disposizione dal Portogallo e dal National Center for Biotechnology Information di Bethesda tra il 20 maggio e il 27 maggio 2022, hanno rivelato che questo recente ceppo differiva di 50 singoli polimorfismi nucleotidici rispetto agli ultimi ceppi del virus.
I dati genetici suggeriscono che il virus abbia un'unica origine, discendente del ceppo coinvolto nell'epidemia di vaiolo delle scimmie del 2017-2018 in Nigeria. Il virus del 2022 appartiene alla clade 3, che fa parte del clade meno letale dell'Africa occidentale.
I rapidi cambiamenti nel genoma virale potrebbero essere guidati da una famiglia di proteine ​​che si ritiene svolgano un ruolo nell'immunità antivirale: l'enzima di modifica dell'mRNA dell'apolipoproteinaB, il polipeptide catalitico 3 (APOBEC3). Tuttavia, non è chiaro se queste mutazioni abbiano aiutato la trasmissibilità del virus tra le persone o abbiano altre implicazioni cliniche.
"Il numero di mutazioni è molto più alto di ciò che ci aspetteremmo", ha commentato Andrew Lover, epidemiologo dell'Università del Massachusetts Amherst School of Public Health & Health Sciences "Ciò suggerisce che il virus sta cercando di capire il modo migliore per affrontare una nuova specie ospite".

Inoltre, i sintomi dell'ondata 2022 di monkeypox sono diversi dai focolai fino ad ora registrati: niente febbre, stanchezza o segnale premonitore: i sintomi sono quasi esclusivamente cutanei. Lo dimostra uno studio pubblicato su Lancet Infectious Diseases.
L'indagine, che ha coinvolto 54 uomini londinesi che lo scorso maggio hanno avuto una diagnosi di vaiolo delle scimmie, ha rilevato una sintomatologia diversa da quella che ci si aspettava: i pazienti mostravano soprattutto lesioni della pelle nella zona genitale e anale, mentre non manifestavano i sintomi tipici dell'infezione tradizionale come stanchezza, debolezza o febbre.
Il 90% dei pazienti ha anche risposto alle domande sull'attività sessuale riferendo di avere avuto almeno un nuovo partner sessuale durante le tre settimane precedenti all'insorgere dei sintomi e quasi tutti (il 94%) hanno dichiarato di aver utilizzato il preservativo in maniera sporadica. Oltre la metà dei pazienti ha avuto più di cinque partner sessuali nelle 12 settimane precedenti la diagnosi di vaiolo delle scimmie.
I pazienti erano tutti sintomatici e presentavano lesioni cutanee di cui 49 ne aveva almeno una nell'area genitale o perianale. Nella maggior parte dei casi i sintomi della malattia sono stati lievi e solo cinque persone sono state ricoverate a causa del dolore o di infezioni alle lesioni. Il ricovero è comunque durato al massimo sette giorni e i pazienti sono stati dimessi senza conseguenze.
«I sintomi comunemente osservati sono lesioni cutanee nelle aree anali e genitali e il fatto che un quarto dei pazienti sia risultato positivo alla gonorrea o alla clamidia in contemporanea all'infezione da vaiolo delle scimmie, suggerisce che la trasmissione del virus in questa coorte si è verificato con il contatto pelle a pelle, ad esempio nel contesto dell'attività sessuale. È importante che medici e pazienti siano consapevoli dei sintomi del vaiolo delle scimmie poiché una diagnosi errata può impedire un intervento appropriato e la possibilità di prevenire la trasmissione ad altri», ha dichiarato Ruth Byrne, del Chelsea & Westminster Hospital NHS Foundation Trust, uno degli autori dello studio.

Al momento non esiste alcun vaccino specifico per il vaiolo delle scimmie e quindi ci si affida a quelli approvati contro la forma di vaiolo ormai eradicata. In Europa l'unico vaccino antivaioloso approvato anche per l'utilizzo verso il Monkeypox è il vaccino MVA-BN o Imvamune.
Ed è proprio lo stato vaccinale che può influenzare i sintomi e il decorso della malattia mostrati dai pazienti, secondo una recente sintesi spagnola. In particolare, in questo caso parliamo delle persone ancora protette dal vaccino antivaioloso (la maggioranza delle nuove generazioni non hanno fatto il vaccino contro il vaiolo in quanto considerato eradicato a livello globale dal 1980) e quelle non.
Seppur la frequenza e la gravità delle lesioni cutanee siano simili nei vaccinati che nei non vaccinati, le complicazioni gravi e la mortalità erano ridotte in quelle persone che presentavano la protezione anti-vaiolo. Infatti, in questa come nelle altre precedenti epidemie di monkeypox, gli unici (a dir la verità pochissimi) individui deceduti a causa del vaiolo delle scimmie non erano vaccinati.

Anche riguardo ai farmaci la disponibilità è limitata. L'unico farmaco infatti disponibile è il Tecovirimat.
Tecovirimat è un farmaco che ha una potente attività contro diversi orthopoxvirus come virus del vaiolo, agisce inibendo il gene V061 che codifica per una proteina dell'involucro responsabile della produzione del capside virale. Il farmaco può anche inibire la formazione di placche e gli effetti citopatici provocati dal virus. Tecovirimat ha mostrato un'elevata attività contro le infezioni da orthopoxvirus soprattutto se il farmaco viene somministrato pochi giorni dopo l'inoculazione.

Nel complesso, lo studio ha riassunto le terapie farmacologiche e preventive efficaci il virus del vaiolo delle scimmie. Inoltre, è stato visto come gli individui vaccinati contro il vaiolo siano protetti in modo efficace anche contro l'infezione da vaiolo delle scimmie. I ricercatori ritengono, infine, che tutte le misure di isolamento e vaccinazione raccomandate dalle attuali linee guida e autorità sanitarie siano importanti per frenare la trasmissione dell'infezione.
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