Europa e Mondo
06/05/2021

Vaccini Covid, Biden favorevole a revoca brevetti. Anelli: si va nella direzione sperata

L'amministrazione di Joe Biden sosterrà gli sforzi per revocare le tutele di proprietà intellettuale per i vaccini anti Covid-19, per accelerare la fine della pandemia. Lo riferisce la rappresentante Usa per il commercio Katherine Tai. Una mossa che potrebbe spianare la strada ad un'accelerazione della produzione e della distribuzione delle dosi in tutto il mondo. «La svolta del presidente degli Stati Uniti Joe Biden sui vaccini va nella direzione auspicata. Liberare i brevetti dei vaccini anti-Covid per la durata dell'emergenza permetterà di garantirne uno sfruttamento diffuso e universale, anche da parte dei Paesi più poveri. E di battere così sul tempo il virus che, diffondendosi nella popolazione, tende a mutare, col rischio di sviluppare resistenze». Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, accoglie così l'apertura della Casa Bianca all'idea di sospendere temporaneamente i brevetti per i vaccini anti-Covid e l'annuncio di un impegno attivo in questo senso nei negoziati in corso alla World Trade Organization (Wto).

Mentre in America e in Europa si inizia a vedere una ripresa della normalità, l'India continua a registrare record di decessi e contagi. «C'è bisogno di una cooperazione tra le nazioni - sostiene Anelli - per affrontare la crisi con un approccio globale. Oggi l'apertura di Biden dimostra la consapevolezza di essere tutti nella stessa tempesta. Una tempesta che va affrontata insieme, a livello mondiale». «Ora siamo certi che anche l'Europa farà la sua parte e darà la sua risposta - spiega Anelli - I brevetti sui vaccini, che, tutelando il giusto diritto alla proprietà intellettuale, costituiscono un volano per ricerca e innovazione, determinano tuttavia dei limiti nell'accesso alle cure. In questo caso, l'emergenza è tale per cui l'accesso alla vaccinazione del maggior numero possibile di persone non risponde solo ai principi etici di universalità, equità e uguaglianza ma anche a una precisa strategia di prevenzione. Dobbiamo, infatti, essere più veloci del virus, e vaccinare gran parte della popolazione mondiale prima che l'agente patogeno, mutando, diventi resistente». Sul tema si è espressa anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen sostenendo che «l'Europa è l'unica regione a esportare vaccini su larga scala ed è anche pronta a discutere ogni proposta per affrontare la crisi in modo pragmatico. E' il motivo per cui siamo pronti a discutere le modalità della proposta americana per la revoca della proprietà intellettuale sui vaccini».

La svolta storica degli Stati Uniti «potrebbe aiutare l'intero mondo a raggiungere l'obiettivo di copertura contro il Covid, mettendoci al riparo da possibili nuove mutazioni del virus. Una crisi sanitaria mondiale e le circostanze straordinarie della pandemia necessitano di misure altrettanto straordinarie per dare risposte di salute globali», osserva Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute. «Al contempo - prosegue Gelli - fa bene anche l'Europa con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a chiedere contestualmente lo sblocco delle misure protezionistiche da parte di alcuni Paesi produttori. L'Europa, infatti, è rimasta aperta al mondo contribuendo ad esportare in questi mesi più di 200 milioni di dosi mentre altri Paesi hanno privilegiato la sola domanda interna chiudendosi al resto del mondo. In una pandemia globale non c'è spazio per egoismi e 'piccoli' interessi nazionali, se ne può uscire solo tutti insieme». Secondo un sondaggio commissionato dalla People's Vaccine Alliance, ben sette cittadini su 10, nei Paesi del G7, sono a favore della sospensione del monopolio dell'industria farmaceutica sui vaccini. Per questo Oxfam ed Emergency lanciano un nuovo appello ai leader del G7 e al governo italiano «per un'immediata inversione di rotta». Sono i cittadini italiani ad esprimersi in modo più netto, con l'82% degli intervistati favorevole alla sospensione della proprietà intellettuale, seguono Canada con il 76%, Regno Unito 74%, Germania 70%, Usa 69%, Francia 63% e Giappone 58%.

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