Le epatiti virali B e C hanno causato 1,34 milioni di morti nel 2024, mentre milioni di pazienti restano senza diagnosi o trattamento. È il quadro tracciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel nuovo rapporto globale diffuso il 28 aprile al World Hepatitis Summit.
Secondo il documento, l’epatite B e l’epatite C, responsabili del 95% dei decessi correlati alle epatiti, continuano a rappresentare una rilevante sfida sanitaria globale. La trasmissione resta elevata, con oltre 4.900 nuove infezioni al giorno, pari a 1,8 milioni l’anno.
L’Oms segnala comunque progressi rispetto al 2015. Il numero annuale di nuove infezioni da epatite B si è ridotto del 32%, mentre i decessi legati all’epatite C sono diminuiti del 12% a livello globale. La prevalenza dell’epatite B nei bambini sotto i cinque anni è scesa allo 0,6%.
Nonostante questi risultati, il ritmo attuale viene giudicato insufficiente per raggiungere tutti gli obiettivi di eliminazione fissati per il 2030. L’agenzia delle Nazioni Unite richiama quindi la necessità di accelerare prevenzione, test diagnostici e accesso alle cure.
Nel 2024 erano 287 milioni le persone che vivevano con infezione cronica da epatite B o C. Tra i 240 milioni di soggetti con epatite B cronica, meno del 5% risultava in trattamento. Per l’epatite C, solo il 20% delle persone interessate ha ricevuto terapia dal 2015, anno in cui sono diventati disponibili trattamenti brevi con tassi di guarigione intorno al 95%.
Secondo l’Oms, le principali cause di morte correlate alle epatiti restano la cirrosi epatica e il carcinoma epatocellulare. Tra le priorità indicate figurano l’estensione dei trattamenti per l’epatite B cronica, il rafforzamento della vaccinazione alla nascita contro HBV, la prevenzione della trasmissione madre-figlio e il miglioramento della sicurezza delle pratiche iniettive.