Un italiano su quattro fin qui ha ricevuto almeno una dose di vaccino e oltre il 70% degli ultra-ottantenni ha completato il ciclo. Difficile fare di più perché le consegne da parte dei produttori sono per ora deludenti. Sono i dati dell'ultimo monitoraggio della campagna vaccinale anti Covid-19 della Fondazione Gimbe presieduta da Nino Cartabellotta. Dovendo considerare tra l'altro la necessità di tenere scorte per le seconde dosi, non pare facile tenere il ritmo di 500 mila somministrazioni al giorno, che pure in Italia possiamo raggiungere. A seguito delle approvazioni Ema-Aifa, le dosi vaccinali previste al 1° semestre 2021 sono 41,463 milioni per Pfizer, 5,9 milioni per Moderna, 14,15 milioni per AstraZeneca, 7,3 per Johnson & Johnson e 7,3 per Curevac. Di Pfizer è stato consegnato fin qui il 37,8% di cui il 97% somministrato, per Astra Zeneca la consegna è stata del 46,4% di cui il 70,7% di dosi somministrate, di Moderna il 37% consegnato di cui il 74,8% somministrato, di Johnson & Johnson consegnato il 4,6% e somministrato il 32,2%, di Curevac si attende la consegna del primo lotto. In tutto su 76,224 milioni di dosi prenotate ne abbiamo potute usare 24,779 milioni, il 32,5% e di queste sono state somministrate 21, 615 milioni cioè l'87%. Ma quanti italiani sono stati coperti? A livello nazionale di 4,4 milioni di over 80, 3,1 (70,9%) ha completato il ciclo e 778 mila (17,6%) hanno ricevuto solo la prima dose; degli oltre 5,9 milioni di 70-79enni solo 725.559 (12,2%) hanno completato il ciclo vaccinale e 3,2 milioni circs (54,1%) hanno ricevuto la prima dose mentre tra i 60 e i 69 anni su oltre 7,3 milioni, 680.900 (9,2%) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.078.360 (28,2%) hanno ricevuto prima dose. Ai fragili e ai loro caregiver sono state somministrate 3.614.254 dosi, «su cui è impossibile effettuate ulteriori analisi - spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione - perché tuttora per questa categoria non sono noti denominatore totale e distribuzione regionale, né suddivisione tra prima e seconda dose». A livello regionale si può però dire chi fin qui è stato più assiduo sugli over 80: Veneto e Toscana hanno raggiunto oltre il 95% del target; Calabria e Sicilia sono appena giunte al 70% e hanno vaccinato con due dosi rispettivamente il 55,8 e il 50,2% della fascia d'età; il "top" sono state Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Basilicata che hanno superato l'80% di over 80 raggiunti con due dosi di vaccino. Se però prendiamo tutte le fasce d'età, la popolazione vaccinata a ciclo completo a livello nazionale è intorno al 40% del target, con punte di oltre il 50% solo in Emilia Romagna. Resta indietro in particolare la fascia 60-69 anni che pesa sui ricoveri ospedalieri. Nella settimana 26 aprile-2 maggio si registra, rispetto alla precedente, un incremento delle somministrazioni del 20% con una media mobile a 7 giorni di 432.860 somministrazioni/die contro le 361.326 registrate al 27 aprile. «Il progressivo incremento delle consegne e delle scorte disponibili consentirebbe finalmente di mantenere costanti le 500.000 somministrazioni al giorno, obiettivo raggiunto per ora solo il 29 e 30 aprile». Relativamente ai target regionali fissati dal Commissario all'emergenza per la settimana 22-29 aprile, 9 regioni hanno superato il target assegnato e 12 sono rimaste sotto soglia. Nella stessa settimana che da aprile ci porta a maggio Gimbe riscontra un evidente calo di nuovi positivi al Covid-19 (-34.260 pari a -7,6%), di decessi (1826, -19,9%), di soggetti in isolamento domiciliare (-31.799, -7,5%), di ricoverati con sintomi (-2136, -10,5%) e di ingressi in terapia intensiva. (-325, -11,8%). Le entità dei cali sono allineate, brusche per gli accessi in ospedali, meno nette per i nuovi positivi e gli isolamenti a casa il che potrebbe preludere a un nuovo aumento della circolazione del virus, e farebbe il paio con il lieve incremento dell'Rt medio calcolato dall'Istituto Superiore di Sanità sui casi sintomatici che nel periodo 7-20 aprile è di 0,85 (range 0,80-0,91) rispetto allo 0,81 (range 0,77-0,89) del periodo 31 marzo-13 aprile. Nelle scuole infanzia-elementari, «emerge un incremento dei casi- afferma Cartabellotta - senza dubbio influenzato anche dalle attività di screening e tracciamento dei contatti. Se l'aumento dei nuovi casi a scuola era atteso, la scelta politica di riprendere le attività in presenza non è stata accompagnata da nuove linee guida per contenere la maggiore contagiosità della variante inglese. Restano essenziali i comportamenti individuali: distanze, mascherine e aria aperta».